In tanti mi dicono così. “Ti leggiamo volentieri, ma facciamo fatica: tu scrivi troppo “lungo”.
Rendo pubblica la risposta. So bene che questo non è il modo normale per stare sui social. Ma io – che da giornalista, assicuro, saprei avere il dono della sintesi – a scrivere così lungo (ma spero anche così chiaro) lo faccio apposta. Perché voglio sparigliare, provocare. E mi ci diverto pure.
Perché non cerco i likes. Perché, in primis, scrivo per me. E anche per lasciare traccia, certo dal mio parziale punto di vista, su vicende locali talvolta destinate a non essere illuminate: perché ormai, purtroppo, oggi è così nei media tradizionali che non hanno spazio per certe vicende giudicate troppo complicate.
Volutamente scrivo “lungo” perché – da cittadino cresciuto con don Lorenzo Milani – non ne posso più degli slogan, degli spot, delle battute, delle semplificazioni che troppo spesso (a Roma e al Poggio) prendono per i fondelli proprio chi avrebbe il maggior diritto di conoscere per giudicare: i più semplici, i meno provveduti.
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Ho passato una vita professionale a rendermi purtroppo conto, passando gli anni, che una sana informazione giornalistica ha sempre meno spazi: sempre più spesso è sostituita da forme varie di sempre più bassa propaganda; sempre più spesso non si legge informazione di qualità perchè ci si illude di poterci informare solo su social peraltro sempre più a rischio di manipolazioni e sempre più preda di fake. Bufale create ad arte.
Ciò è visibile, nei vari livelli, anche nell’informazione dalla politica: dove una comunicazione che fa rima con propaganda ha sostituito, da un pezzo e a 360 gradi, una informazione che dovrebbe far rima con servizio. Dove al massimo basta una battuta da inserire in un pastone ormai non più digeribile. E sul resto cala la nebbia. Nebbia molto comoda per chi, alternandosi, esercita il potere.
Sempre meno i semplici cittadini sanno come viene esercitata, in concreto e nei cinque anni del mandato, la loro delega (partendo da quella data, con il voto, a un leader nazionale o a un primo cittadino locale). E sempre più forte il pericolo che il giudizio sull’operato di chi governa (e magari fa cose opposte a quelle promesse) venga manipolato da spot costruiti ad arte magari come distrazione di massa o, peggio, da un silenzio tombale.
Ecco perché, dal microcosmo del paese in cui vivo, scrivo … “lungo”: perché la realtà, anche quella locale, è sempre più complessa degli slogan. E per tentare di raccontarla ci vuole tempo.
Ovvio che non pretendo di avere il deposito unico della verità. Ovvio che scrivo dal mio punto di vista. Giusto non nasconderlo. Obbligatorio che, da giornalista professionista, sempre mi ricordi che la deontologia mi lega a onestà e buona fede. Garantendomi però, come da Costituzione, ciò che spesso a ogni “manovratore” (grande e piccolo) finisce per disturbare: la piena libertà di critica.
Sarebbe molto bello se altri, con punti di vista diversi ma con la stessa buona volontà di tenere acceso il riflettore su ciò che accade nel Palazzo a noi più vicino (il Comune di Poggio a Caiano), si esercitassero nella stessa fatica. Me lo auguro.
