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Home»Chiesa»E SE LE CHIESE LE TENESSIMO SEMPRE APERTE?
Chiesa

E SE LE CHIESE LE TENESSIMO SEMPRE APERTE?

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini8 Ottobre 2019Nessun commento4 Mins Read
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E se, le nostre chiese intese come edifici, le tenessimo sempre aperte? Se davvero a ogni ora del giorno e della sera (diciamo verso le 22/23 ?) chi sente il bisogno di “staccare” per riflettere, starsene in silenzio, magari in ascolto, magari pregare, trovasse le nostre chiese aperte e accoglienti? Capisco bene le obiezioni, le difficoltà, gli ostacoli. Spesso nelle nostre chiese ci sono opere d’arte, di importanza varia, dai grandi capolavori in giù. E spesso nelle nostre strade non mancano balordi o persone capaci di fare danni, perfino di offendere la sacralità di un altare. Capisco bene. Ma ogni chiesa sbarrata, chiusa, impedita al libero accesso, è una contraddizione in termini. Sia come comunità, si spera viva, di credenti, sia come semplice edificio in mura e pietre.

Sarà che nel mio paese di nascita la chiesa sta sempre aperta, da mattina a sera. Spesso è inondata di musica sacra, con mio sommo gaudio perché ho l’impressione – facile – che quella musica aiuti, non ostacoli, riflessione e preghiera. Il parroco deve averci messo qualche telecamera di sicurezza (si capisce dal cartello, credo obbligatorio per legge). Evidentemente non sono mancati episodi negativi. Ma la chiesa è sempre aperta. Ed è un piacere entrarci in ore strane. Spesso non c’è un’anima. Talvolta capita di trovare persone – e non le solite donne più o meno anziane con l’abitudine della preghiera – in apparente fase riflessiva. Magari in preghiera. O magari impegnate “solo” a pensare. D’estate c’è fresco. D’inverno non c’è quel freddo che si avverte fuori. Un luogo che accoglie. Senza pagare nulla.

Idem in varie altre parti, paesi e città. A me mette buonumore quando vedo una chiesa aperta al di là degli orari canonici. Così come mette tristezza vederne tante chiuse, serrate (in qualcuna non si potrebbero sperimentare forme di volontariato, prevedendo turni di discreta “sorveglianza”?).

Ci riflettevo giorni fa a Pistoia, durante una notevole conversazione di don Alfredo Jacopozzi (“Le inquietudini dell’uomo post moderno“) nel bel ciclo di incontri (“I linguaggi del divino. Credo?“) organizzati in varie parti della città dalla diocesi. Siamo – aveva appena finito di argomentare il prete fiorentino dai lunghi capelli, direttore Ufficio Cultura nella sua diocesi – siamo in un tempo caratterizzato da cinque dimensioni per quanto riguarda il rapporto fra comunità cristiana e mondo.

Il tempo della povertà (spogliati di tante sicurezze, con poca gente a Messa e una scarsità di vocazioni destinata presto a farci mutare abitudini antiche) e il tempo della estraneità (specie per i giovani il cristianesimo è fatto estraneo. Troppo spesso molti nostri simboli hanno perduto “il potere di trafiggere le anime“. Ma non è certo il Vangelo a essere superato).

E’ il tempo della precarietà (mille le voci che ci entrano dentro e per ritrovare “la luce gentile del cristianesimo” forse dobbiamo tornare a mettere al nostro centro proprio il gesto della preghiera), il tempo della inattualità (nessuno pare più interessato alle cose ultime, non siamo più di moda, ma dobbiamo resistere perché essere cristiani è essere altro rispetto a questo mondo). E’ infine il tempo della debolezza (la Chiesa non sta più “nella cabina di regia della storia“. E’ debole. Il nostro compito sta nell’essere Chiesa del sacro non staccata dalla vita: Chiesa che sa resistere alle idolatrie.Chiesa che, abbandonata l’idea di trasformare il mondo “in una saliera“, sa davvero diventare, sul serio, “sale della terra“).

Mi è piaciuta questa impostazione. Così che, appunto, ho formulato quella domanda riferita alle nostre chiese intese come edifici. Prospettiva interessante – ha risposto il relatore – per offrire piccole oasi, spazi di riflessione, luoghi alternativi dove, con creatività, siano possibili presenze vitali con luoghi di riflessione e preghiera che però, ecco un punto, siano comunque aperti a ciò che accade nel mondo, in particolare alle sofferenze e alle attese delle persone.

chiesa Jacopozzi Linguaggi divino Pistoia
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