DOTTRINA SOCIALE E POLITICA OGGI

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Singolare essere stato qualche giorno a Verona, con un piccolo gruppo di fiorentini vicini al Collegamento Sociale Cristiano di mons. Gastone Simoni, al “Festival della dottrina sociale della Chiesa” e trovare, al ritorno, un editoriale sul primo quotidiano italiano dedicato proprio assai da vicino alle questioni su cui ci siamo confrontati in questo singolare spazio giunto ormai alla sesta edizione e culturalmente sostenuto anche da una rivista scientifica (“La Società”) edita, a Verona, dalla Fondazione Giuseppe Toniolo.

L’Europa e l’eclissi dei partiti cristiani”, questo il titolo del pezzo uscito sul “Corriere della sera” a firma Ernesto Galli della Loggia: parte da una considerazione (il successo dei partiti “cosiddetti populisti”) e la lega a una evidenza (“si deve in larga misura al vuoto che essi si sono trovati davanti”).

Il vuoto sta tutto nella crisi profonda delle due principali culture politiche uscite dal dopoguerra: la socialdemocratica e la cristiano-cattolica. E sviluppa, Galli della Loggia, un interessante ragionamento proprio sul perché “vacilla, seppure non è già scomparsa, la cultura politica cristiana” e sul perché, in Italia, “sono politicamente scomparsi i cattolici, non si sente più parlare di alcun loro impegno in politica”.

A Verona, in quattro intense giornate, non si è fatto altro che ragionare di dottrina sociale: della sua sostanziale attualità in un vuoto, per molti aspetti clamoroso, di pensiero politico nell’era non solo dei populismi ma anche, in modo direi collegato, delle semplificazioni estreme e di una comunicazione politica ridotta solo a slogan.

Si è aperta, l’edizione 2016 del “festival” guidato da don Adriano Vincenzi e quest’anno legata dal concetto dello “stare in mezzo alla gente”, con un videomessaggio di Papa Francesco dove, al solito, non sono mancate parole forti e chiare. Anche sul rapporto cittadini-politica-potere.

“Quando il popolo è separato da chi comanda, quando si fanno scelte in forza del potere e non della condivisione popolare, quando chi comanda è più importante del popolo e le decisioni sono prese da pochi, o sono anonime, o sono dettate da emergenze vere o presunte, allora l’armonia sociale è messa in pericolo con gravi conseguenze per la gente: aumenta la povertà, è messa a repentaglio la pace, comandano i soldi e la gente sta male”.

A un pontefice che parla così chiaro, siamo in grado (come comunità ecclesiale, intendo) di rispondere con altrettanta efficacia oppure ci limitiamo a balbettare con applausi di pura circostanza magari aspettando che “la nottata” di un Papa che ragiona così faccia presto a “passare”?

Se ne è parlato molto, di dottrina sociale e della sua attualità controcorrente nel riempire il vuoto dentro il quale oggi abitiamo, se ne è parlato molto a Verona. Peccato non se ne parli, o se ne parli poco, nella parrocchie e, in genere, nella Chiesa: troppo impauriti dalle potenzialità “divisive” di un ragionamento su politica (o anche solo pre-politica) mentre ci facciamo tutti “unire” da un pensiero unico dominante che, con il peso del nostro grande pensiero “sociale”, ha davvero nulla da spartire.

“Per risolvere i problemi della gente – prosegue Francesco – bisogna partire dal basso, sporcarci le mani, avere coraggio, ascoltare gli ultimi”.

Possibile continuare a non riempire, in politica e con contenuti “altri”, quel vuoto di cui ha scritto anche Galli della Loggia? Proprio quel vuoto che, in ogni caso, qualcun altro sa come fare a riempire? Davvero possibile?

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