CHIESA ALL’OPERA: IL CORAGGIO DELLA VERITA’

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E’ tradizione nella Chiesa che il Santo Padre pubblichi, in gennaio, un messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali: questa verrà “celebrata” (in realtà, almeno qui in Italia, con assai ridotta attenzione) nel successivo maggio.

Il messaggio che Papa Francesco ha firmato per l’edizione 2016 (il 50mo della serie) non poteva non mettere in rapporto “comunicazione” con “misericordia” sottolineando la “fecondità” dell’incontro.

Merita una lettura, il documento, anche e soprattutto per tutti noi, credenti o meno, che abitiamo i social e che dunque talvolta tendiamo, pur magari prestandoci attenzione, a strafare (esempio usando parole offensive o tranciando giudizi frettolosi) dietro l’alibi della facilità con cui, in rete, è facile farsi prendere la mano da frettolosità e offensività (tipici, in questi giorni, gli attacchi personali, cattivi e volgari, contro un esponente politico per sua scelte di vita su cui pure io ho molto da dire ma tentando sempre di restare nei limiti di una buona educazione e di una impostazione non moralistica).

Ci invita, il papa, a usare ogni forma di comunicazione per “creare ponti, favorire incontro e inclusione, arricchire la società”. Ma il rapporto con la “misericordia” non viene certo utilizzato, da Papa Francesco, per attenuare – nella comunicazione e in particolare nell’informazione di stampo giornalistico. Quella che, sotto il profilo deontologico, ci invita sempre a ricercare “la verità sostanziale dei fatti” – il rapporto con la verità e quello con la giustizia.

“Noi possiamo e dobbiamo giudicare situazioni di peccato – scrive Francesco – ma non possiamo giudicare le persone, perché solo Dio può leggere in profondità nel loro cuore. E’ nostro compito ammonire chi sbaglia, denunciando la cattiveria e l’ingiustizia di certi comportamenti, al fine di liberare le vittime e sollevare chi è caduto. Il Vangelo di Giovanni ci ricorda che “la verità vi farà liberi” … E’ nostro precipuo compito affermare la verità con amore”.

Con “amore”, certo, ma comunque “affermare la verità”: non temerla, favorirla con la massima trasparenza. Messaggio rivolto a chiunque abbia voglia di confrontarsi con queste parole. Giornalisti compresi. Chiesa (e dintorni) compresa.

C’è ad esempio da chiedersi – in generale come popolo di Dio, in particolare come giornalisti credenti – quali possano essere i modi migliori, quelli più maturi e più adulti, per declinare il rapporto fra comunicazione e misericordia in certe complicate situazioni di vita concreta: ad esempio in giorni così difficili per la Chiesa che sta in Firenze e che solo pochi mesi fa accolse con calore un Francesco venuto, nella capitale della grande Bellezza, a ricordarci parole comunque scomode come quelle contenute nella Parola. Situazioni, in questi giorni di Attesa, che creano disagio, ma che invitano (“La verità vi farà liberi”) a non temere né verità né trasparenza: anzi a fare sempre e comunque spazio a verità e trasparenza. Aiutando così ciascun singolo cristiano (davanti alla sua Chiesa, magari in difficoltà ma a cui vuole comunque bene) a non utilizzare l’inutilità della “mormorazione” puntando invece sul coraggio della “parresia”.

E per favorire tutto questo, non dimentichiamo l’invito di Francesco all’intera società umana: da pensare, o ri-pensare, “non come spazio in cui degli estranei si competono e cercano di prevalere, ma piuttosto come una casa o una famiglia dove la porta è sempre aperta e si cerca di accogliersi a vicenda”. Anche la Chiesa, e certo vale per tutti, non può non essere un’Opera con porte sempre aperte.

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