UN COMMERCIO MAL GESTITO – Il caos deleghe non è formalità. Facile capirlo. Prendiamo il commercio (tanti i commercianti poggesi chiamati a fare i conti con le enormi difficoltà di stare sul mercato al tempo dell’e-commerce e dei sempre più numerosi maxi centri commerciali).
Quella al commercio (insieme a tutte le altre attività produttive) fu delega che Palandri affidò, già dal 26 maggio, all’assessore Baroncelli. Singolare che sul sito web del Comune tali deleghe non compaiano. Una dimenticanza, certo, ma forse sarebbe il caso di rimediare.
Titolare di questa delega è Baroncelli. Ma fin da subito tutte le attività produttive tranne il turismo (che continua a essere affidato in esclusiva a lui) partendo proprio dal commercio passarono di mano: vennero affidate al consigliere (delegato) Breschi.
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COMMERCIO: TROPPI GALLI A CANTARE? – Ma quest’ultimo non poteva in alcun modo gestire alcunché. Né sul commercio né su artigianato e agricoltura e industria. Siamo dunque stati quattro mesi senza che su deleghe così importanti ci fosse chiarezza assoluta circa la responsabilità effettiva: toccavano all’assessore vero o a quello finto? Chi ha fatto cosa? Chi, al di là di una delega priva di contenuti effettivi (quella a data a Breschi) ha gestito il comparto? E con quali indirizzi? Baroncelli o Breschi? Entrambi? Nessuno dei due?
Da notare anche un’altro caos. A maggio il sindaco assegnò all’assessore esterno Mastropieri non solo l’intero blocco di urbanistica/edilizia/lavori pubblici/patrimonio eccetera ma anche una ulteriore delega (“programmazione e sviluppo economico”) che in genere viene affidata, specie per il secondo settore, all’assessore che ha le attività produttive.
Per evidente affinità e sovrapposizione, essendo lo “sviluppo economico” locale evidentemente legato alle concrete attività quotidiane di commercianti, artigiani, agricoltori, industriali. Una confusione ulteriore, fonte di possibili equivoci. “Con troppi galli a cantare – dice in napoletano un antico proverbio partenopeo – non si fa mai giorno”.
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IL FUMO DI UN PROMESSA CHE ODORA DI ABBAGLIO – Lo disse chiaramente, Palandri, già in campagna elettorale. Che lui, cioè, avrebbe assegnato deleghe importanti non solo ai 4 assessori previsti per legge ma anche a ulteriori 3 semplici consiglieri comunali trattandoli come se fossero assessori veri e facendoli partecipare alle sedute di Giunta.
La motivazione ufficiale era coinvolgere tutti nella responsabilità di governo; quella ufficiosa “ricordarsi” dell’aiuto dato da alcuni candidati: una medaglietta, insomma, da pseudo assessore. Peccato non fosse possibile. O, meglio, è possibile che un sindaco affidi compiti a consiglieri, ma devono essere compiti limitati e non possono costituire la base per credersi assessori veri.
Nominata la Giunta, magari con qualche mal di pancia, Palandri decise di “creare” suoi consiglieri delegati. Lo fece il 21 giugno. Ma fu un pasticcio. Il Consiglio dette deleghe “finte” a Campanelli (molte e importanti: in primis viabilità e lavori pubblici), a Breschi (in particolare, a lui commerciante, il commercio. Ma anche le altre attività produttive tranne il turismo) e a Chiara Guazzini (le era stata promessa la sanità, ma poi – pare – l’ASL avvertì che una per delega così forte ci voleva un assessore vero. E lei dovette contentarsi della biblioteca).
Dopo 4 mesi si sono accorti dell’arrosto. Hanno revocato la delibera. E ora è chiaro a tutti che un consigliere delegato nulla di serio può fare. Bastano gli assessori. Vedremo se Palandri restituirà “deleghe”. Come le restituirà. E a chi.

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UN ERRORE LUNGO 4 MESI – Ma in quattro mesi di (finte) “deleghe” cosa hanno fatto i tre, subito ridotti a due? La risposta è semplice. Lo ha ammesso il sindaco: hanno fatto nulla perché nulla potevano, di concreto, fare. Fuffa.
Il consigliere delegato è certo previsto, ma solo nell’ambito di limiti ben precisi. Può solo, su materie specifiche, studiare e approfondire. Non può assumere atti di rilevanza esterna. Nè avere poteri diversi e ulteriori rispetto a quelli degli altri consiglieri. Né tantomeno partecipare in via permanente alle riunioni di Giunta.
L’opposto di ciò che aveva detto Palandri. “Ho ritenuto – disse in Consiglio il 21 giugno – che i quattro assessori avrebbero avuto troppe deleghe da portare avanti, ecco perché visto che c’è questa possibilità di dare delle deleghe ai consiglieri, ho preferito fare in questo modo, in modo che ognuno di loro avesse una specifica motivazione su cui lavorare … Non ritengo che quattro persone (possano) ricoprire così tante deleghe … quindi sono ancora più convinto di delegare i miei consiglieri”).
Non è stato un “vizio di forma”, aver delegato i tre – poi due – consiglieri. Ma un pesante errore politico. Di questo, però, Sindaco e suoi non si sono voluti assumere la responsabilità. E in 4 lunghi mesi, interi comparti di deleghe dalla grande importanza sono stati o gestiti a mezzadria o non gestiti affatto. Purtroppo. Altro che … vizio di forma!
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E LA COLPA FINI’ AL SEGRETARIO – La colpa l’hanno scaricata sul segretario precedente. Di lui hanno perfino fatto, in Consiglio, nome e cognome. Nei confronti di un funzionario dello Stato hanno usato parole dure, allusive. Hanno addirittura parlato (intendendo lui?) di “errori indotti anche da figure equivoche”. Molto grave.
La maggioranza del Poggio somiglia a quella nazionale. In modi certo più grossolani, non ce la fa ad assumersi le sue responsabilità. Scarica la colpa sempre su altri: la perfida opposizione, il destino cinico. O il precedente segretario.
Dimentica però che la responsabilità di atti istituzionali è in primis politica. Anche perché, nella seduta di Consiglio dove loro adottarono quella delibera, l’opposizione li aveva avvertiti che stavano facendo un errore. Vollero andare su una strada sbagliata. E ora sono stati costretti ad ammettere l’errore. Ma perché diffamare altri?
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UN RICCARDO DI PASSAGGIO – Ha stupito, chi ha un po’ di esperienza politica alle spalle, il fatto che Palandri si sia platealmente disinteressato della breve riunione dei suoi consiglieri, quelli di maggioranza, convocata per accordarsi su come votare su un documento dell’opposizione.
La questione, oltretutto, era di una semplicità sconcertante. Qualunque sindaco, che di una coalizione politica è sempre il capo, l’avrebbe risolta in un secondo. Non ci sarebbe stato bisogno di sospendere la seduta – come avvenuto – per concordare la linea. L’autorevolezza del sindaco, la sua capacità di mediare, è sempre la migliore garanzia.
Invece Palandri, quando i suoi consiglieri si sono assentati per concordare la linea da tenere, è rimasto in aula. Come se non toccasse a lui. Come se lui, invece che sindaco, fosse un turista di passaggio. Lì per caso. E a dare la linea non è stato lui, ma la sua vice: che di politica se ne intende e che, come sempre accade, davanti al vuoto tende a riempirlo. Lo riempie con il suo stile, ma lo riempie. E la cosa è sempre più evidente.
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PALANDRI KO SUI POVERI – Ad aver creato problemi nella maggioranza era stata una mozione di Paola Vettori. Su una emergenza davvero triste: la difficoltà di tante famiglie (qualcuna anche al Poggio) nel pagare gli affitti delle abitazioni.
La mozione impegnava la Giunta a stanziare “somme adeguate” e chiedeva di muoversi sul governo nazionale – anche attraverso ANCI – affinché vengano stanziati, alle Regioni, più soldi contro la “morosità incolpevole”: quella di famiglie povere che non possono pagare gli affitti.
La consigliera di opposizione aveva accordato di smussare alcune parti del suo testo. Aveva presentato un emendamento per venire incontro ad alcune richieste della maggioranza. Ma nulla da fare. La maggioranza ha finito per votare contro sia all’emendamento sia alla mozione cambiata.
E dire che nel suo intervento iniziale il sindaco, sensibile anche perché titolare del Sociale, si era dimostrato assai disponibile. Poi è finito KO. Nessuno l’ha considerato. Hanno vinto i consiglieri più polemici. In particolare la vice con un intervento tutto di salviniana propaganda politica. Mai considerata la disponibilità al dialogo arrivata dall’opposizione.
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IL FABRIZIO LIBERO – Chi invece, sulla lotta alla morosità incolpevole, ha votato con l’opposizione – rendendo scuri i volti dei suoi colleghi – è stato Fabrizio Campanelli. Già nel dibattito aveva detto di non vedere nulla di male (anzi di approvarne il senso) sulla mozione Vettori.
Alla fine, specie dopo la disponibilità dell’opposizione a modificare il testo, lui ha mostrato indipendenza e ha votato a favore differenziandosi dalla contrarietà dei suoi. “Non vedo problemi a votare quel testo”, ha detto alla fine. Guardato ancor più in cagnesco da suoi.
Uomo di esperienza, Campanelli ha capito che sarebbe bastato poco per unire. Ha capito che sarebbe toccato al sindaco fare mediazione, essere sindaco di tutti. E ha capito che Palandri proprio non ce la fa. O non vuole. O non può.
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MINORI , FAMIGLIE, AFFIDI: OCCASIONE PERSA – Chiusura dalla maggioranza anche su un’altra questione sociale: gli affidi. Un’altra vicenda sulla quale sarebbe bastato poco per uscire dal confronto con un accordo unanime.
Era stato Yohannes Tasselli, il più giovane consigliere comunale, a firmare una innocente mozione su un argomento capace solo di unire, non certo di dividere: le famiglie con minori in difficoltà, la promozione di una genitorialità positiva, la sensibilità verso gli affidi.
Tasselli proponeva due cose: un Consiglio aperto con la presenza di un Centro specializzato (“Ohana”) e un incontro pubblico con famiglie affidatarie per sensibilizzare su un tema per il quale anche il Comune, giustamente, inaugura una “panchina”.
Nulla da fare. Dalla maggioranza – a forzare i toni della polemica è stata ancora la vicesindaco – sono partite critiche che sarebbe bastata un po’ di buon senso per evitare. Anche visto l’argomento. E vista la disponibilità dell’opposizione.
La maggioranza ha presentato un emendamento per vanificare il senso della mozione Tasselli. E sulla mozione così emendata (cioè stravolta) ha fatto il giochino, strumentale, di votare a favore. Ciò in spregio al regolamento che, come logico, vieta alla maggioranza di stravolgere, se l’opposizione non concorda, un testo presentato dall’opposizione. E’ l’abc istituzionale, una elementare norma di bon ton. Ma al Poggio abc istituzionale e bon ton non sono di casa.
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L’OMO NERO E IL CAVALIERE MASCHERATO – “Lo sapete che esiste l’uomo nero? Esiste e si chiama “homo nero sapiens”. Si aggira nei meandri della politica cercando di manovrare i fatti e le persone per i propri interessi”. Lo ha scritto in un post del 4 ottobre il consigliere Campanelli. Parole pese. Avvertimento sottile. “Se lo avvistate scappate subito – proseguiva il post – perché con modi educati e gentili si avvicinerà, ma poi appena avete girato l’angolo attenzione alla vostra parte tergale”.
Chissà a chi si riferiva, Fabrizio. E chissà come l’ha presa l’homo nero quando Fabrizio stesso lo ha avvertito con durezza sapendo di parlare a qualcuno che, sulla Tavola magari rotonda e magari con qualche altro Cavaliere mascherato, pensa di avere le mani in pasta essendo vicino al Comune e di manovrare nell’ombra: “non permetterò né a te né a persone come te – ha avvertito Campanelli – di mettere le mani su un Comune che amministro”.

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CAOS DELEGHE: UN SINDACO DA DUE VERITA’ – Nessuno ha capito il motivo vero. Il perché Palandri sindaco tolse a Campanelli consigliere quelle deleghe forti che aveva ricevuto il 21 giugno. Campanelli ha battuto ogni record nella tenuta di deleghe. Appena 28 giorni.
Due le versioni fornite dal sindaco. Una prima bacchettava Campanelli sostenendo la sua presunta incompatibilità perché di professione geometra. Una seconda bacchettava Campanelli per i suoi post (Palandri dice di non guardare i social. Forse li guarda).
Versioni diverse. Gravi. Ad accumunarle il fatto che il sindaco ha “bacchettato” un suo consigliere. Gli tolse le deleghe, tre mesi fa, o per via di una professione che lui, il sindaco, temeva compromettente oppure per via di libere opinioni (discutibili certo, ma libere) manifestate dal consigliere.
Se è buono il primo motivo, la cosa è grave anche per un altro aspetto: a essere “incompatibile” allora sarebbe – e a maggior ragione trattandosi di assessore – anche Mastropieri, ingegnere.
Se è buono il motivo secondo, la cosa è grave anche per un altro aspetto: non è solo Campanelli, con i suoi post, a “mettere in difficoltà l’amministrazione”. Basta leggere ciò che scrivono, o condividono, il vicesindaco Diletta e il futuro presidente Mauro. Per questo c’era attesa per ascoltare la spiegazione del sindaco.
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RICCARDO CUOR DI SILENZIO – Ma l’attesa è andata delusa. Palandri non ha detto nulla. Ha fatto fuori Campanelli perché geometra o perché teorico delle scie chimiche? Mai lo sapremo.
“Non ha più senso parlare di una cosa che non esiste più” (ha detto più volte, riferendosi all’escamotage usato dalla destra: mettere all’ultimo punto l’argomento chiesto dall’opposizione avendolo fatto precedere da una delibera che – dando ragione all’opposizione – revocava tutte le deleghe già assegnate ai tre consiglieri). “Non ho chiarimenti da dare. Non rispondo. Quello che ho detto ho detto” (ma, appunto, di verità ne ha dette due e diverse. Qual’è quella vera davvero?). Mai lo sapremo. Ma questo è soprattutto un problema, irrisolto, per lo stesso sindaco.
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BASTONE CON FABRIZIO. CAROTA CON DILETTA – Interessante anche l’intervento dello stesso Fabrizio. Se l’è presa con l’opposizione rea di aver segnalato la vicenda al suo Ordine professionale (geometri) anche se la dura accusa di incompatibilità gliel’ha rivolta non Puggelli ma Palandri.
Ha minimizzato. Ha detto di essere stato silurato a causa dei suoi post non allineati. Si è però detto “disturbato”, con il sindaco, per la sua accusa di presunta “incompatibilità”. E ha promesso che continuerà a postare ciò in cui crede. E su questo aspetto, anche se molti suoi post possano apparire sbagliati o perfino deliranti, gli va pure riconosciuto che se ne assume la piena responsabilità e che la brutta figura non la fa certo lui. A risultare poco “liberale” e poco “civico” nonché censore “a intermittenza” è un altro: il sindaco. Che censura Fabrizio ma non ha il coraggio di censurare nè Diletta né Mauro. Loro si arrabbierebbero.
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PIAZZA XX SETTEMBRE: MOSSA DA TAVOLINO – La seduta si era aperta con una interrogazione di Mazzoni e Breschi. I due di maggioranza – con una mossa bene studiata prima. Magari a Tavolino con sindaco, assessore e forse altri – hanno interrogato Mastropieri sul doppio senso al Ponte Mulino e sullo stato di avanzamento in Piazza XX Settembre.
Mossa abile anche perché l’interrogazione, protocollata il 4 settembre, è stata messa all’odg non dei Consigli svolti in settembre (14 e 28) ma, guarda caso, in quello del 23. C’era forse da aspettare qualcosa? C’era da distrarre i poggesi (già con una campagna sui social amici) rispetto alla figuraccia fatta con il caos deleghe e con il caso Campanelli? Chissà.
Vista la complessità dell’argomento, ne riparliamo alla prossima puntata. Molto c’è da dire.
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POGGIO (A CAIANO) E BUCA n. 28 – di Mauro Banchini – 25 ottobre 2023
