CHIESA: GLI ORIENTAMENTI DI FAUSTO

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Al titolo (“Sulle ali dello Spirito”) non manca una dimensione poetica. E neppure una da spes contra spem visto che nel testo non mancano decise, coraggiose, tirate d’orecchio del vescovo alla sua Chiesa (“Se non troviamo la via della pace tra noi, come potremmo costruirla nel mondo? … Evitare “il coacervo di piccoli e ridicoli poteri e spazi di incomprensione e incomunicabilità” …).

Il documento che mons. Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia, ha appena finito di presentare negli incontri decentrati a livello di “Vicariati” (a Pistoia sono 7 e ieri sera, a Quarrata, si è svolto l’ultimo di questi incontri: per i territori di Carmignano, Poggio a Caiano e Quarrata. Incontro affollato: più di 150 persone) si affida soprattutto alla centralità della dimensione “verticale”: un “ripartire da Dio, dalla preghiera, dalla Parola” per poi declinarlo in altri due punti decisamente più “orizzontali”: i poveri e la comunità ecclesiale.

Ufficialmente si chiamano “Orientamenti pastorali per il triennio 2016/2019” e il vescovo Tardelli li aveva già presentati in Cattedrale lo scorso 10 gennaio facendosi aiutare dal vicario per la pastorale, don Cristiano D’Angelo. Lo stesso schema, ma con aiuti più tecnologici (le mitiche slides …), è stato poi seguito in tutti e 7 gli incontri sul territorio: che, per la diocesi di Pistoia, è davvero ampio ma soprattutto assai variegato andando dalla montagna alla pianura, dalla città alla campagna, dall’area pratese a quella empolese: economie diverse, problemi diversi, potenzialità diverse.

Una caratteristica da evidenziare, positiva, è che siamo in presenza di un documento “aperto”: il lavoro che adesso si apre dentro le parrocchie, singole o associate, è definito dallo stesso Tardelli come “ricezione ricreativa”: da qui a giugno dovrà infatti essere “la base”, il “popolo di Dio”, ad attivarsi per riempire di spazi più operativi il documento generale che, a sua volta, non manca di progettualità. “Un camminare insieme” – come ha detto anche a Quarrata il vescovo – che origina dal suo primo anno passato a Pistoia, dall’ascolto di una comunità così complessa, dall’assemblea diocesana di novembre: “un Padre da ritrovare, i poveri da accogliere, la comunità da costruire”.

Sarà interessante, adesso, capire cosa può accadere: quante parrocchie si attiveranno, quanto “attiva” riuscirà a essere la “creatività” della Chiesa pistoiese in tutte le sue espressioni, che soluzioni concrete sapranno essere date a certi aspetti delineati dagli Orientamenti di un vescovo che, come è solito fare Papa Francesco, non ha mancato di chiedere, alla comunità, “preghiere” proprio per un vescovo “che ne ha tanto bisogno”.

Dalle slides sono emerse tre necessità di fondo (“Rimettere al centro l’ascolto di Dio … Senza mai dimenticare l’impegno per contrastare le povertà, farsi interrogare dai poveri che possono insegnarci molto … Puntare sulla dimensione fraterna che non è un optional ma il dato costitutivo di una comunità cristiana”). E sono stati ricordati gli spunti di concretezza su cui Fausto Tardelli chiede, adesso e per il triennio, impegni e creatività: facile ritrovarli, gli spunti, in una pubblicazione (37 pagine) che si legge con facilità.

Nel capitolo su “Dio Padre” si invita soprattutto a fare i conti con la Parola e con la preghiera: in un contesto – come ha ricordato don D’Angelo – sempre più, almeno all’apparenza, scristianizzato e incapace perfino di tenere a mente l’abc della fede cristiana, ecco l’invito a non temere, in terre sostanzialmente “di missione”, le sfide della prima evangelizzazione. Puntando, ad esempio, anche sui Gruppi di Ascolto del Vangelo. Ma anche, più in generale, sulla formazione (bella la sottolineatura circa “l’umiltà di studiare”): che è certo formazione pastorale, liturgica e teologica ma che è anche richiamo alla dottrina sociale della Chiesa. Un invito, quest’ultimo, giustamente evidenziato come non in contraddizione rispetto alla dimensione “spirituale”.

Sottolineature nel capitolo sui “poveri”: una Caritas in ogni parrocchia o, almeno, per ogni gruppo di parrocchie limitrofe (sono anni che i vescovi ci battono, su questo punto. Ma evidentemente è un punto ancora aperto). Idem per un “hospitium”, uno spazio per “ascoltare, incontrare, servire” (qui a me vengono in mente certi spazi che si trovano, dentro chiese in certe zone della Francia e certo non solo, attrezzati a mo’ di salottino. Spazi per favorire forme di ospitalità in edifici finalmente sempre aperti. E anche questo – le chiese di norma sempre chiuse, sbarrate – è aspetto su cui si potrebbe iniziare a riflettere. Possibile non si possano sperimentare forme di volontariato, turni di apertura continua, anche in orario serale, delle nostre chiese conciliando le evidenti esigenze di controllo e sicurezza con quelle pastorali?).

Idem su conoscenza e potenziamento di opere sociali già operanti, ma spesso ignote, nella Chiesa pistoiese: esempio il Progetto Policoro per il lavoro giovanile e il Progetto Casa per contrastare certe difficoltà abitative. Ma sono tante (e purtroppo – nota il vescovo – capaci perfino di muoversi “in ordine sparso e quasi in competizione fra loro”) le opere sociali nella Chiesa pistoiese. Una bella eredità che viene dalla nostra storia.

Quanto al capitolo terzo – una comunità che sappia e voglia fare i conti non solo con diversità spesso sconfinanti nella divisione e talvolta perfino nella rissa ma soprattutto con una dimensione evangelica nella quale le singole “appartenenze” sono comunque chiamate a inchinarsi davanti alla più grande e unica “Appartenenza” – il vescovo chiama tutti alla responsabilità.

Essere “missionari”, ripensare stili di vita, puntare su dialogo e benevolenza, lavorare insieme (anche con la formula – già indicata dal vescovo Mansueto – delle “parrocchie in alleanza”), puntare sulla formazione dei laici, valorizzare i carismi di gruppi e movimenti (“che se ben vissuti e diretti sono una benedizione per la Chiesa e anche per la nostra diocesi”, nota il vescovo), puntare sull’Azione Cattolica, lavorare sui giovani, non disprezzare i momenti di religiosità popolare (“C’è da educare, questo sì, ma non distruggere”).

Un incontro veloce, quello ospitato nella sala di Violina. Tanti i delegati dai tre territori di pianura e di collina che, insieme, fanno sui 50 mila abitanti a servizio dei quali stanno una trentina di parrocchie. E un numero indubbiamente più basso di sacerdoti.

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