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Home»Chiesa»PISTOIA: QUALE VANGELO? QUALE CHIESA?
Chiesa

PISTOIA: QUALE VANGELO? QUALE CHIESA?

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini24 Ottobre 2017Updated:24 Ottobre 2017Nessun commento6 Mins Read
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“Quale Vangelo nella Chiesa di Pistoia”. Se n’è parlato nel convento di San Domenico (presto sarà chiuso) in un incontro di Koinonia, periodico mensile diretto da padre Alberto Bruno Simoni. Ne ha parlato lo stesso padre Alberto (in mattina con una riflessione sull’appello di Papa Francesco contenuto nei capitoli 119-121 della Evangelii gaudium) e ne hanno parlato (“Missione ed evangelizzazione nelle Chiese locali”) con molti riferimenti alla realtà locale, Paola Bellandi, Riccardo Cioni e Mariangela Maraviglia.

Chiamato al ruolo di moderatore, sono partito da qualche numero. Ben sapendo che la realtà non si fa mai chiudere negli steccati dei numeri ed è, per fortuna, sempre più complessa e sorprendente rispetto alle statistiche. Ma forse qualche numero è utile tenerlo. Esempio i circa 233.000 abitanti nei 10 Vicariati in cui è frazionata la Diocesi per un totale, sulla carta, di 160 parrocchie (dai neppure 12 mila abitanti nelle 24 parrocchie di Montagna e Reno agli oltre 48 mila fra Montale, Agliana, Montemurlo con 14 parrocchie). Ma già oggi le parrocchie effettive sono assai meno: diciamo attorno al centinaio?

Un altro numero: 97. Sono, sempre sulla carta, i “presbiteri”: in parola comune i preti. Dall’Italia o dall’Est Europa o dall’Africa. Il numero degli effettivi è certo assai più basso. Numeri certo insufficiente a coprire tutte le parrocchie ma, tutto sommato, numeri ancora alti. Però va considerato un altro dato – che non si trova, come gli altri, sul sito diocesano ma che può essere facilmente intuibile – e cioè l’età media. A cui potremmo aggiungere quella dei circa 170 fra religiosi e religiose.

Età molto elevata. Tanto elevata che – ragionando in termini concreti su come evangelizzare una comunità così composita che si estende da Abetone a Vinci, da Montemurlo a Serravalle – non è difficile intuire cosa accadrà nell’immediato futuro. Non fra mezzo secolo: diciamo fra 10, 20 anni.

E infine mi sono divertito (dati tratti dalla ricerca Censis/Ucsi 2017 sul consumo dei media) a ricordare come il Vangelo da annunciare va narrato (e ovviamente testimoniato) nella post liquidità di un contesto caratterizzato da un frenetico consumo di tecnologia digitale, con tutto il corredo di conseguenze su quello che Giovanni Sartori già 20 anni fa chiamava homo videns.

L’elenco può essere lungo. Diciamo, per cominciare: declino della parola sulla carta stampata a favore delle immagini sulle diverse tipologie di schermi, diminuzione nella capacità di attenzione e concentrazione, difficoltà nel comprendere riflessioni che abbiano un minimo di articolazione, rifiuto degli approfondimenti in favore delle semplificazioni, incremento delle solitudini  …

Il 75% della popolazione italiana è su internet e l’87 usa il cellulare (quasi il 70 lo smartphone). Quasi il 66% usa Whatsapp e quasi il 60% passa il tempo su Facebook: la stessa percentuale che, fra i più giovani, tendenzialmente dà credito alle “fake” e non a fonti informative più credibili.

Un’Italia che nel 2016 ha speso quasi 23 miliardi per smartphone e servizi di telefonia. Un’Italia – come ignorarlo nelle nostre valutazioni pastorali? – dove la Prima Comunione non è tanto il primo, commovente, incontro con Gesù (“il giorno più bello della vita”) quanto la prima occasione per avere un (in genere costoso) smartphone in regalo da genitori che, salvo eccezioni, neppure si pongono il sospetto che quel tipo di “potenza” vada in primo luogo conosciuta, saputa usare nelle luci e nelle ombre in modo consapevole e critico. Sono dati nazionali: Pistoia, certo, li riflette.

Come, dunque, “comunicare Gesù”?

E come farlo – parole di Francesco, nel “modo che corrisponda alla situazione in cui ci troviamo”, quando la situazione, almeno nei numeri, è quella? Un compito che appartiene a “ciascuno dei battezzati” e che, da battezzati consapevoli, non possiamo lasciare solo nelle mani di “attori qualificati” (i parroci? le suore? i diaconi? il vescovo? i catechisti?) continuando nel disimpegno mentre è il Papa che chiede “un nuovo protagonismo” a “ciascuno dei battezzati”. Aggiungendo che “la nostra imperfezione non deve essere una scusa” perché “la missione è uno stimolo costante per non adagiarsi nella mediocrità e continuare a crescere”.

Che fare, dunque, come Chiesa, nel concreto della situazione pistoiese (peraltro assai articolata: un conto sono i paesini di una montagna a fortissimo rischio di disastro per fine materiale dei suoi abitanti e cosa diversa certe realtà pianeggianti o collinari), che fare per raccontare il Vangelo in un contesto di “indifferenza” che però – e lo si capisce bene in certe occasioni forti – avrebbe estremo bisogno di ascoltare quella Parola, di riscoprirla, di vederla vivere, di trovare stimoli per una speranza e una gioia possibili in un mondo spesso incattivito e triste?

Che fare con una “ditta” (la chiesa locale) dove non mancano risorse di valore ma spesso – e talvolta finendo anche su media che non aspettano altro – si toccano i rischi del protagonismo fine a sé stesso e la carenza di un camminare insieme, magari su sentieri anche molto diversi, ma tutti verso la stessa direzione? Come essere, in modo credibile e non solo a parole, “chiesa in uscita” lasciando che dentro ciascuno di noi, e nelle nostre comunità, lo Spirito trovi il giusto spazio di “entrata”?

Come vengono costruiti e recepiti i documenti, i piani pastorali, le progettualità (che so: i Gruppi di ascolto del Vangelo, le parrocchie in alleanza, una Caritas in ogni parrocchia)? Esistono luoghi e spazi di dialogo fra impostazioni e linee anche molto diverse (e un cristiano non può mai avere paura della diversità) ma dove il confronto si possa svolgere senza chiacchiericci e rancori, parlandosi di fronte magari con l’antica sapienza di una “correzione fraterna”?

Quale lo stato di salute di strumenti (esempio i Consigli pastorali) che in teoria chiamano tutte le comunità alla corresponsabilità, alla partecipazione, al confronto? Come prepararsi alla Chiesa che sarà in Pistoia fra 20 anni? Quali gli strumenti, interni ed esterni, di informazione e comunicazione per una Chiesa locale che voglia davvero essere “in uscita”? Quali gli strumenti per conoscere davvero le realtà in continua trasformazione che, come “popolo di Dio”, siamo chiamati ad abitare?

Domande – queste e le altre possibili – forse meritevoli di raccolta.

CENSIS chiesa Convento koinonia papa Francesco Pistoia San Domenico Ucsi Vangelo
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