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Home»Comune»CAMBIARE DAVVERO. CAMBIARE PER FINTA. O FARSI CAMBIARE.
Comune

CAMBIARE DAVVERO. CAMBIARE PER FINTA. O FARSI CAMBIARE.

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini3 Aprile 2024Updated:3 Aprile 2024Nessun commento8 Mins Read
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Una nomina piena di dubbi e una piazza piena di livore. Un cartello (su Regeni) sparito e una conferenza (sulla fiamma) apparsa. I defibrillatori di Poggio Talks e un documento sulla disabilità.

BORCHI UNO: NOMINA DUBBIOSA – Una nomina (nel cda della fondazione CRIDA) che secondo l’opposizione conferma il caos dell’amministrazione comunale poggese. E’ quella, fatta dal sindaco Palandri, in favore di Gabriele Borchi: noto dirigente di Forza Italia pratese nonché sostenitore, ante marcia, di un sindaco che inizialmente amava presentarsi come “civico”.

Al posto della persona nominata dalla precedente amministrazione (uno stimato commercialista), Palandri ha fin da subito puntato sul politico, suo amico e grande sostenitore social.

Pare che a luglio avesse già fatto un suo decreto. Ma di questo atto non c’è traccia. Qualcuno deve avergli fatto presente che occorreva seguire alcune regole. Ecco perché, a dicembre, Palandri fece approvare, in Consiglio, un nuovo regolamento con gli indirizzi da seguire per le nomine.

Fra tali indirizzi ne spicca uno, chiarissimo: non può ricevere nomine, dal Comune, “chi ricopre incarichi di vertice, sia a livello locale che nazionale, di organizzazioni politiche”.

Non si capisce dunque come sia stato possibile che Palandri, il 13 febbraio, abbia fatto un decreto per nominare proprio Borchi nel cda di CRIDA visto che lo stesso Borchi è primario dirigente pratese (addirittura “coordinatore provinciale vicario”) in Forza Italia.

Che Borchi non possa ricoprire l’incarico lo prescrive non una bieca manovra della perfida opposizione, ma addirittura un atto che il sindaco fece approvare dal Consiglio.

===

BORCHI DUE: UN VIZIO NON SANATO – A rendere più pesa la vicenda, anche un altro aspetto. Sempre in base a quel regolamento, Borchi avrebbe potuto sanare il vizio giuridico: aveva 30 giorni dalla notifica, se voleva accettare la nomina in CRIDA, per rinunciare all’incarico politico.

Per motivi del tutto ovvi (oltretutto CRIDA è nomina gratuita), non ha rinunciato al ben più pesante incarico di partito. La sua nomina, anche per questo, è ipso facto decaduta.

Un bel problema, anche per la stessa CRIDA che adesso si trova, nel suo cda, un consigliere non in regola con il regolamento comunale.

Ma c’è un altro aspetto: il regolamento prevede che le nomine debbano essere fatte attraverso una procedura a evidenza pubblica. Il Comune, cioè, avrebbe dovuto istituire “un apposito Albo” a cui i soggetti che intendevano candidarsi avrebbero dovuto presentare “apposita istanza allegando il proprio curriculum vitae”. E il sindaco avrebbe dovuto “attingere da quell’Albo”.

Ma nulla di tutto ciò, in questa nomina, è stato fatto: è mancato l’avviso pubblico, il sindaco non ha attinto da un Albo che non esiste ma che sarebbe stato obbligatorio predisporre e Borchi è stato nominato, anche per questo, in modo non rispondente al regolamento. comunale

===

BORCHI TRE: CAMPANELLO D’ALLARME – Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale è stato un consigliere di maggioranza, Fabrizio Campanelli, a porre la questione.

Aveva presentato, già fin da ottobre, una sua interpellanza generale: appunto sulle regole in materia di nomine. E quando gliela hanno fatta discutere, vista la già avvenuta nomina di Gabriele Borchi, zitto non è certo stato: l’ha contestata sotto diversi profili (fra questi anche una vicenda giudiziaria nella quale è implicato Borchi).

Su quest’ultimo delicato aspetto tutti concordano che – questione di opportunità politica a parte – a decidere sarà come ovvio la magistratura e che a Borchi, adesso, si applica la presunzione di innocenza.

Ma per gli altri aspetti, la superficialità (a dir poco) dell’amministrazione comunale è purtroppo palese. In questa nomina il sindaco ha messo sia Borchi che CRIDA in chiara difficoltà. E pure lui non ci passa molto bene.

I DEFIBRILLATORI DAI TALKS – Grande battage pubblicitario su una interessante iniziativa dal nome azzeccato (“Poggio Talks”) proposta al Comune da una neonata associazione culturale operante sull’ala destra. Il Comune ha subito accettato, fornendo non solo il patrocinio ma anche un contributo straordinario (3.000 euro).

La previsione di spesa sfiora, per i tre giorni dal 26 al 28 aprile prossimi, i 27 mila euro. Così si legge nella delibera dello scorso 23 febbraio che concede patrocinio e contributo.

Per assistere alle conferenze (fra cui quella del politologo Marco Tarchi sulla “fiamma” che nel ricordo di Mussolini arde sui simboli del partito italiano post fascista: da Giorgio Almirante a Giorgia Meloni) si paga fino a 22 euro più quelli da pagare a TicketOne per la prevendita.

“Il ricavato dell’intero festival – si legge sul profilo social degli organizzatori – verrà utilizzato per comprare i defibrillatori da installare nel territorio poggese”. Nella delibera adottata dalla giunta Palandri lo scorso 23 febbraio è precisato che – “per l’acquisto di defibrillatori” – saranno utilizzati solo “gli eventuali ricavi dell’iniziativa”.

DISABILITA’. UN DOCUMENTO “TROPPO DIFFICILE” – Un odg sui servizi di disabilità ha suscitato un curioso confronto nell’ultima seduta di Consiglio Comunale. Lo aveva presentato l’opposizione rilanciando al Poggio la stessa iniziativa presentata dal centrosinistra pratese in tutti i Consigli della provincia. Documento ovunque approvato all’unanimità.

Qui al Poggio, invece, la destra non ha voluto votarlo. Lo ha respinto dopo un surreale dibattito irto di polemica, proponendo di rimandare tutto in Commissione.

A stupire non è che una maggioranza non voglia ritrovarsi su un atto dell’opposizione. A stupire è la polemica con cui questa maggioranza è solita motivare le sue (legittime) obiezioni contro le (altrettanto legittime) prese di posizione della minoranza.

Tra le “perle” emerse nel dibattito, tutto riascoltabile su Youtube, si segnala quella di un consigliere secondo cui il documento sarebbe stato “pieno di paroloni” che “molti di noi non hanno capito” e che probabilmente neppure i presentatori avrebbero, secondo lui, capito.

C’ERA UN CARTELLO GIALLO, CON UNA SCRITTA NERA – E nessuno è riuscito a capire perché anche il secondo cartello (“verità per Giulio Regeni”) sia stato tolto. Il primo era stato rimosso dalla facciata del Comune pochi giorni dopo la vittoria della destra.

Spostato – questa la giustificazione – all’interno del palazzo (in realtà nessuno lo ha rivisto) perché quel tipo di cartelli, all’esterno, non ci potrebbero stare per motivi di cerimoniale (cosa non vera).

Ne restava uno, uguale, sul muro esterno della biblioteca. Cartelli originati da una fonte insospettabile: Amnesty International. Ma anche quello è stato tolto. Logica un’interpellanza dell’opposizione a cui ha risposto, con acredine, la vicesindaca.

Secondo lei, in sintesi, quel cartello non era opportuno perché allora bisognerebbe mettere i nomi di tutti quelli che si trovano in condizioni analoghe al povero Regeni. Posizione espressa con la consueta foga, per qualcuno astio, che crea imbarazzo anche fra i suoi.

Peccato che la vicenda di Regeni abbia una sua specificità. Anche a causa del processo, iniziato dopo la sentenza della Corte Costituzionale successiva al grave rifiuto delle autorità egiziane di far partecipare in Italia, a quel processo, i funzionari egiziani accusati di quell’assassinio.

UNA PIAZZA CHE SPIAZZA – Approvato dalla giunta precedente dopo un processo partecipativo e con carte esposte alla Biennale di Venezia (a conferma di coinvolgimento popolare e di qualità progettuale), il restyling della piazza XX settembre avrebbe dovuto concludersi entro il 2023.

Ma a maggio ha vinto un altro sindaco. E la sua giunta, dopo le bordate in campagna elettorale, ha subito iniziato a mettere forti bastoni tra le ruote contro il ridisegno della piazza. Lavori che sono proseguiti a singhiozzo, con soste lunghe. E che adesso sono fermi.

Legittimo, certo, voler cambiare. Ci mancherebbe! Basta sapersi assumere, da parte dei nuovi, tutte le responsabilità che ciò comporta: approvare una variante. Qui, però, si è promesso di farlo ma non si riesce a farlo (e vale non solo per la piazza).

Non sono mancati episodi “gustosi” (come quel parere legale chiesto e pagato dalla giunta che alla fine, per quella giunta, è stato un karakiri avendo quei legale dato torto al sindaco).

UNA PIAZZA CHE SCONCERTA – Sconcerto sempre più forte davanti a un cantiere che la nuova giunta ha detto di voler terminare veloce, ma che non riesce a chiudere.

Il 7 dicembre, su un quotidiano, l’assessore Mastropieri aveva promesso in modo solenne che il cantiere sarebbe finito “in meno di tre mesi“. Nulla, da allora, si è più mosso.

La sensazione è che a rallentare il cantiere, siano forme di livore dei “nuovi” contro i “vecchi”. Forme di livore sostenute da una tifoseria per principio ostile a quel progetto. Quella piazza è come il presepe in casa Cupiello: al figlio Tommasino “nun piace”!

A Palandri/Mastropieri quella piazza proprio “nun piace”. Un po’ come accadde per il ponte Manetti: osteggiato dalle destre, sbeffeggiato come inutile, accusato di far sperperare denaro pubblico … mentre adesso è considerato, da tutti, un fiore all’occhiello per una Poggio rispettosa delle sue radici ma anche contemporanea.

Un’occasione per conoscere la offre il PD poggese. Venerdì 5 aprile (ore 21 Scuderie Medicee) ha organizzato una pubblica assemblea per fare il punto. Interverranno – documenti alla mano – i due ex sindaci. E’ stato invitato Palandri. Sarà interessante esserci.

POGGIO (A CAIANO) … E BUCA – di Mauro Banchini – 3 APRILE 2024 – n. 46

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