CALCIO: LA LEZIONE DI MATTHIAS

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Siamo in tanti ad aspettare, per gli Europei di calcio, il nuovo scontro Italia-Germania. Può essere utile rileggere una vicenda che può tradursi in una lezione: di calcio, di storia, di vita.

Siamo nel 1938, aprile: la Germania nazista ha annesso l’Austria. Per “festeggiare la riunificazione dei due popoli germanici” niente di meglio – devono aver pensato gli strateghi nazisti in comunicazione – che una partita di calcio tra le due nazionali. Ma, come talvolta capita, non avevano fatto i conti con la dignità di qualche persona. A rovinare la “festa”, ci pensò infatti uno dei grandi calciatori di quei tempi, insieme ad un collega: prima con un gol straordinario, poi con un rifiuto clamoroso.

Devo a Toscana Oggi, in particolare a questo ultimo numero di domenica 3 luglio, e in particolare a uno fra i suoi collaboratori più “indisciplinati”, il mio amico Giovanni Pallanti (un “indisciplinato” che ha fatto politica, che con la politica non si è certo arricchito, che per la politica continua a provare onesta anche se sfiduciata passione), devo a Toggi e al Pallanti il ricordo di una storia molto bella: una storia che merita, alla vigilia di una nuova sfida Italia-Germania, di essere rilanciata.

E’ la storia di Matthias Sindelar, grande giocatore nel calcio austriaco degli anni Trenta, noto come Cartavelina. Su Sindelar sono stati scritti libri, da cui Pallanti ha tratto notizie per il pezzo. C’è un libro di un ex calciatore, Nello Governato, e più di recente la storia è finita in un altro piccolo volume illustrato, per ragazzi, dove Matthias è chiamato “il Mozart del pallone”.

In poche parole: durante quella singolare partita voluta da Hitler per motivi politici e che la Germania “doveva” a ogni costo vincere, Sindelar rovina la festa a Hitler: segna uno dei due gol che consentiranno un secco 2-0 per l’annessa Austria e, alla fine quando tutti gli altri giocatori sono schierati allo stadio del Prater davanti a Hitler, lui e l’altro autore del gol (Karl Sesta) si rifiutano di alzare il braccio e di gridare Heil Hitler. Quelle due braccia restano abbassate.

Non finisce qui: pochi giorni dopo Sindelar (36 anni) e la sua fidanzata Camilla (una assai più giovane italiana di origine ebraica) vengono trovati nel loro appartamento viennese uccisi da una fuga di gas. Grande fui il clamore, visto che Sindelar, era campione assai conosciuto: nonostante gli sforzi della Gestapo per tenere nascosta data o ora dei funerali, alle esequie si presentarono in 40 mila. “Una lezione di calcio – chiude Giovanni Pallanti – una lezione di storia. Una lezione di vita”. Pensiamoci, domani sera, quando staremo tutti (o quasi) incollati alla tv.

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