CACCIARI E LA COSTITUZIONE

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Guardare Massimo Cacciari in tv è uno spettacolo: ha sempre, da sempre, una faccia schifata come se lui soffrisse davvero tanto a esibirsi a noi poveri mortali; inoltre, e da sempre, ha sempre la sicurezza di essere lui dalla sola parte del giusto. Qualunque cosa lui dica anche se, magari, tempo prima aveva detto l’opposto. Al netto di questo, resta comunque un cervello fine e ascoltarlo male certo non fa.

E’ stato ospite anche stasera dalla Gruber, con la solita compagnia di giro bene rappresentata dagli altrettanto mitici Travaglio e Mieli (a proposito: sarei curioso di sapere se, e quanto, i vari opinionisti vengono retribuiti. Per molti di loro è un lavoro, per cui mi pare logico che siano retribuiti. Ma mi intrigherebbe conoscere i livelli delle retribuzioni, essendo comunque le televisioni, pubbliche e private, un “servizio pubblico” e pagando comunque noi, cittadini e consumatori, i cachet anche degli opinionisti). Inciso a parte, stasera ho di nuovo ascoltato Massimo Cacciari motivare il suo “si” al referendum sulla riforma della Costituzione.

Motivazione singolare: la riforma Boschi-Renzi, conviene Cacciari, fa schifo e dunque, nel merito, andrebbe bocciata. Però – aggiunge – non è possibile farlo, e dunque lui voterà “si”, per via delle conseguenze politiche che la vittoria dei “no” potrebbe avere: una possibile crisi di governo (ammesso, e non concesso, che Renzi sia coerente rispetto alla sua avventata promessa di “lasciare la politica” in caso di sconfitta al referendum) seguita da un lungo periodo di campagna elettorale in vista di elezioni pericolose e confuse.

A parte il fatto – e su questo tutti, dalla Gruber, convenivano – che il mondo non è nato né certo finirà con Matteo Renzi e che cominciano a vedersi possibili candidati alternativi che benissimo potrebbero formare un governo nuovo, la motivazione di Cacciari mi pare davvero, con il massimo rispetto per il professore e per il filosofo, del tutto illogica: la Costituzione è cosa seria fatta per durare decenni, se non secoli; il voto ci è chiesto sul merito di questa riforma e non sul futuro di Matteo Renzi; riconoscere che una riforma così ampia è “pessima” sotto il profilo tecnico-costituzionale può portare solo a una conclusione seria: respingere quella riforma. Altrimenti rischiamo davvero di stare su “scherzi a parte”. E non è bello.

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