Un festival (Colline) da ripensare ma anche un parco (Bargo) da riaprire. Un ritardo (centri estivi) e una palla finalmente in porta (campo sportivo). Il rapporto politica/giustizia tra Prato e Poggio. Il (locale) silenzio su Gaza e Trump. E un asfalto che davvero è diventato biondo. (mb)
FESTIVAL COLLINE: RIPENSIAMOLO? – Prima o poi andrà pure fatta la lunga storia sul Festival delle Colline: rassegna iniziata ai tempi di Sergio Pezzati sindaco, metà anni Settanta. Da qui sono passati, negli anni, artisti di fama mondiale (un solo nome: Joan Baez). E si sono succedute diverse stagioni.
Piuttosto che assistere, inerti, a un lento ma evidente declino, forse sarebbe il caso di inventarsi qualcosa per capire, insieme, se e come cercare un rilancio. Se e come ritrovare smalto perduto. Se e come trovare risorse adeguate per tornare a essere punto di riferimento.

FESTIVAL COLLINE: EDIZIONE 2025 – Nell’edizione 2025 (cinque serate fra il 4 e il 18 luglio di cui due al Poggio, due a Prato e una a Carmignano) il cachet per tutti gli artisti non raggiunge i 10 mila euro: si ferma a 9.700.
Il costo degli artisti (che in ogni festival è uno fra gli elementi – non certo l’unico – utili per capirne il valore) si ferma a una media, per spettacolo, di appena 1.600 euro. IVA compresa. Solo l’ultimo spettacolo, quello fatto a Carmignano, ha un costo maggiore (sui tremila euro). Qui l’atto.
Direttore artistico e suo assistente (il loro compenso, compresi gli oneri per la sicurezza, supera i 10.400 euro. Dunque supera l’intero budget per tutti gli artisti) devono essersi trovati a fare le nozze con i fichi secchi: cioè con la mancanza di risorse. Un po’ come accaduto al Museo Soffici. Qui l’atto.
E’ certo da augurare il pieno per tutte le serate: il successo di pubblico e quello di critica.
Anche in raffronto a festival limitrofi (due su tutti: il “Pistoia Blues” e il “Porretta Soul Festival“) sarà interessante vedere la rassegna stampa (quella generalista e quella specializzata).
In modo da capire chi ne ha parlato, che comunicazione c’è stata, che riscontri di critica e di pubblico si sono avuti, quale risposta si può dare a chi teme che – certo non per colpa di una direzione artistica stretta in un budget limitato – questa sia una rassegna in declino.

FESTIVAL COLLINE: GRAZIE, ZECCHE ROSSE – Dal lato economico l’operazione, per le casse del Comune di Poggio, si regge sui contributi di due Comuni limitrofi: 4 mila euro li mette Carmignano (per l’evento che, come artisti, costa 3.300 euro). Ben 11 mila vengono da Prato (per due eventi dal costo complessivo, per gli artisti, di appena 3.200 euro).
Chi volesse fare della sana ironia troverebbe certo intrigante che a “salvare” il Festival dal lato economico sia una sorta di “soccorso rosso” con due Comuni che secondo certi raffinati sostenitori social della vice Bresci sono guidati da “pidioti, zecche rosse e comunisti di emme”.
Tutto, in ogni caso, da capire quanto il Comune di Poggio, con una giunta culturalmente sovranista e identitaria, a un festival così “global” e di ricerca, alternativo almeno nella sua storia, ci creda oppure no.
Interessante la prima serata. Almeno per chi ha una certa età e, “zecca rossa” o no, apprezza chi va “in direzione ostinata e contraria”. Una rivisitazione di brani composti dall’assai poco sovranista Fabrizio De Andrè. Venerdì 4 luglio ore 21:30 in villa Medicea. Ingresso gratuito.

BARGO: CHIUSO A OLTRANZA? – Per quanto tempo ancora il parco del Bargo è destinato – tranne una piccola porzione nella parte bassa – a restare chiuso? E cosa sta facendo la giunta Palandri non solo per riaprirlo in condizioni di sicurezza ma anche per restituire ad esso una vita piena?
Dal 10 settembre 2024, giorno in cui venne disposta l’ultima chiusura “straordinaria” del Bargo (ordinanza 139) sono ormai trascorsi oltre 9 mesi: i cancelli – anche se, come noto, quel parco è una sorta di gruviera, facilmente bucabile – restano chiusi. Fino a quando? Cosa ha in ponte il Comune per riaprirlo?
Ma, soprattutto, esistono o no contatti veri con il Demanio, proprietario del parco, per arrivare alla soluzione definitiva della vicenda? Oppure nel futuro di questo polmone verde c’è solo chiusura al pubblico e degrado?
Una interrogazione in tal senso è stata presentata dal consigliere di minoranza, Gianluca Pucci, al sindaco Palandri lo scorso 9 giugno.
Pucci, fra le altre cose chiede anche di avere in copia l’intera corrispondenza fra Comune e Demanio in modo da capire cosa, di concreto, è stato fatto da questa amministrazione per riprendere i contatti già aperti, e le prospettive già iniziate, dall’amministrazione precedente. Oppure se non è stato fatto nulla

CAMPO SPORTIVO MARTINI: BENE LA GIUNTA – Va dato atto all’amministrazione Palandri di essersi mossa bene per la riqualificazione, con erba sintetica, del campo sportivo “Giovanni Martini”. Finalmente una palla finita in porta!
Sono riusciti a ottenere un importante contributo (700 mila euro) dal ministero dello Sport e hanno assunto un mutuo (altri 500 mila euro) con il Credito Sportivo. La somma copre per intero il costo dell’operazione (un milione e 200 mila euro).
E’ di pochi giorni fa un avviso pubblico per iniziare il percorso che porterà a individuare la ditta a cui affidare i lavori. Si è annunciato che i lavori inizieranno a luglio.
Il progetto non è del Comune ma della società sportiva che gestisce l’impianto comunale: lo scorso anno il CSD 1909 aveva affidato, a sue spese, il progetto di riqualificazione del campo a un professionista avellinese: l’ing. Filippo Fanelli.
Il CSD 1909 aveva “donato” al Comune il progetto dell’ing. Fanelli: un bel dono, visto anche l’importo. E il Comune ha scelto proprio l’ing. Fanelli, con un affidamento diretto, per la direzione lavori. Un incarico da 48 mila euro.
Da notare infine che la scelta di riqualificare una struttura ormai vecchia (risale alla metà degli anni Settanta) colloca la giunta Palandri in piena continuità con la giunta Puggelli.
Anche il centrosinistra (allora fortemente criticato dalla consigliera di opposizione Diletta Bresci secondo cui si spendevano troppi soldi per mettere l’erba sintetica in questo campo sportivo) infatti aveva già mosso alcuni passi in quella direzione.
Nel suo programma elettorale Puggelli aveva inserito proprio i lavori da fare per una revisione totale del vecchio impianto sportivo. Palandri – che invece aveva puntato su un improbabile Poggio Park – almeno su questo sta in perfetta continuità con il sindaco precedente.

CENTRI ESTIVI: TRA AFFANNO E RITARDI – C’è qualche affanno, e anche un evidente ritardo, per l’organizzazione, da parte del Comune, dei centri estivi 2025. Al momento sembra poter partire, affidato a una cooperativa sociale, solo quello per i bambini più piccoli (fascia d’età 3/5 anni).
Gli altri (scuola primaria e scuola secondaria: fasce d’età 6-11 e 12-14) non è chiaro se ci saranno o meno. E’ stato infatti riaperto il bando per cercare gli operatori.
Occorrerà attendere mercoledì 25 giugno per capire se il Comune ce la farà o no a realizzare attività così importanti, dopo la chiusura delle scuole, per tante famiglie con figli.
Per fortuna esistono, anche al Poggio, grazie ai volontari delle parrocchie, alternative. Ma il volontariato non può certo supplire, per l’intera estate, ciò che di norma spetta ai Comuni.

POLITICA E GIUSTIZIA: A PRATO – Il mondo politico pratese (e non solo) è in attesa di sviluppi per quanto riguarda la sindaca Ilaria Bugetti.
Eletta un anno fa al primo turno e reduce dal buon successo di Seminare idee (rassegna culturale organizzata a Prato dal Comune e dalla Fondazione Cassa di Risparmio) Bugetti è al centro di una pesante bufera giudiziario/politica.
Nei giorni prossimi si saprà se il magistrato, come chiesto dalla Procura, la assegnerà agli arresti domiciliari per una vicenda legata a finanziamenti elettorali e ai suoi rapporti con un imprenditore. Vedremo.
Siamo ancora nelle fasi preliminari. Se la questione andrà avanti ci sarà un processo. E qui le parti, partendo da Bugetti che ha comunque confermato piena fiducia nella magistratura e non ha certo tirato in ballo il concetto di “complotto”, avranno modo di dimostrare le rispettive ragioni.
Ma contro Bugetti, in barba a qualunque sbandierata forma di garantismo, una parte delle opposizioni ha subito iniziato a sparare e a chiederle di dimettersi.
Vedremo gli sviluppi in una questione che al di là degli aspetti giudiziari ha anche delicati aspetti etico/politici (compreso un possibile ruolo della massoneria). Una questione che sta facendo molto rumore.

POLITICA E GIUSTIZIA: AL POGGIO – Qui al Poggio colpisce, al contrario, il silenzio calato su un assessore: un professionista scelto dal sindaco Palandri per guidare l’assessorato, molto delicato, a edilizia privata e lavori pubblici.
Un assessore (Leonardo Mastropieri) che non è indagato, non è in attesa di un processo ma … è già stato condannato: condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale commesso anni fa quando, da dirigente ai Lavori Pubblici nel Comune di Carmignano, non aveva aggiornato certi oneri provocando un grave danno al suo Comune.
Dopo i primi titoli, non solo nessuno ne parla. Non solo lui stesso ha minimizzato. Non solo nessuno ne ha chiesto, in modo convinto, le dimissioni.
Ma il sindaco lo ha pubblicamente difeso sostenendone la “professionalità”. E qui, appunto, siamo in presenza non di un avviso di garanzia ma di una condanna.
Due pesi e due misure da una politica che con i suoi si comporta in un modo e con gli avversari in un altro?

IL SILENZIO DEL POGGIO SU GAZA – Ci sono almeno due motivi per cui la comunità di Poggio non può restare silente davanti ad alcune vicende, all’apparenza lontane, di politica estera: lo sterminio di innocenti a Gaza (collegato a ciò che accade in Cisgiordania) e la torsione che Donald Trump sta dando a un Paese che fino a ieri in tanti consideravamo una democrazia forte, radicata, esemplare.
Nelle terre palestinesi, a Betlemme, resiste ancora una piccola presenza di suore Minime del Sacro Cuore.
Religiose che in base al carisma della fondatrice svolgono un servizio prezioso e umile in favore dei più bisognosi. E lo svolgono in un contesto – chi c’è stato anche una sola volta lo sa benissimo – davvero tormentato, complicato, difficile.
Betlemme non è certo Gaza e non è toccata dalle illegalità dei coloni israeliani che, protetti dall’esercito, occupano, in Cisgiordania, fette sempre maggiori di territorio palestinese in barba al diritto internazionale.
Ma la cittadina della Natività (ed è proprio lì, nella basilica restaurata dal pratese Piacenti, che le nostre suore operano) vive comunque le tragedie che la circondano, la minacciano, la impoveriscono.
Può la nostra comunità poggese, anche sapendo di questa particolare e unica coincidenza, far finta di nulla?
Può l’amministrazione comunale, per via di motivazioni politiche nei partiti che la sostengono, tacere davanti a un orrore che le suore della Beata Caiani bene conoscono? E’ umano un tale silenzio … di tomba?

IL SILENZIO DEL POGGIO SU TRUMP – Quanto a Donald Trump, basta citare il poggese Filippo Mazzei per restare colpiti dall’assenza di reazioni nella nostra comunità davanti a ciò, di assai grave, che negli States sta accadendo.
La cultura liberale e libertaria di ser Filippo lo fa certo rivoltare nella tomba davanti a una democrazia che la presidenza Trump mette a rischio: lui che minaccia la stampa, arresta dissidenti, espelle immigrati, libera criminali, pretende di annettere Stati stranieri, firma decreti per aumentare la sua ricchezza e quella dei suoi amici …
E noi qui al Poggio – uno dei pochissimi Comuni toscani gemellati con una comunità statunitense – assistiamo silenti a fatti di una gravità palese.
A che serve omaggiare Filippo Mazzei, davanti alla sua tomba in quel di Pisa e farsi belli della sua “poggesità“, se poi si tace davanti a politiche certo molto lontane dagli ideali dell’illustre antenato?
Possibile lodarlo e scordarsi i valori per cui si è battuto (libertà e uguaglianza, diritti civili e liberi scambi internazionali, lotta contro oppressioni e tirannie)?
Certo non saremo noi a fermare Trump. Certo è del tutto ovvia la nostra natura di granellino. Eppure, in presenza di un gemellaggio autentico com’è quello che ci lega alla comunità di Charlottsville, ci sarebbe stato da attendersi qualche reazione, qualche gesto, qualche presa di posizione.
Invece nulla. Tutto tace. I partiti che sostengono il “civico” Palandri (che se davvero “civico” avrebbe potuto battere un colpo e assumersi la responsabilità di tale “civismo”), quei partiti – in primis Lega Salvini e Fratelli d’Italia – non vogliono che esistano voci critiche su ciò che fa Donald Trump (e su ciò che fa Bibi Netanyahu) nel nome di democrazie impazzite.
Un piccolo esempio: davanti all’annunciata chiusura, da parte di Trump, del Consolato USA a Firenze già si sono levate nel capoluogo e in tutta la Toscana voci critiche. Sarebbe stato bello se a unirsi fosse stato, nel nome di Filippo Mazzei, anche il sindaco Riccardo Palandri.
Che, se volesse e se i suoi glielo facessero fare, sarebbe ancora in tempo. Coraggio, sindaco, ci stupisca …

E IL NERO DIVENTO’ BIONDO – Quell’asfalto, da nero che era, in effetti è schiarito. E’ diventato biondo.
Per onestà intellettuale va dunque dato atto che quanto anticipato da quell’assessore era reale: sull’asfalto steso dalla ditta lucchese che ha in subappalto questo tipo di lavori sulla piazza XX Settembre, ha operato l’annunciato effetto ossidazione e il nero è diventato biondo.
Giuste le domande allora poste dal cronista (e non solo). Doveroso dare atto che, su questo specifico aspetto, sindaco e assessore non avevano torto.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 110 del 19 giugno 2025