AUSTRIA: UN MURO CHE PARLA

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Penso proprio che in Austria, l’estate prossima, eviterò di andarci.

Era già progettato di passare qualche giorno, dopo anni di assenza, in terre di evidente bellezza e pregio: ambientale e non solo. Era già stata acquistata l’edizione aggiornata di una guida turistica, già presi contatti sul web, già iniziato un abbozzo di giro. Puntare su Vienna, città che a me manca nel senso che non l’ho mai visitata dal vivo, era quest’anno quasi scontato così come tornare a fermarsi a Salisburgo (che quest’anno fanno pure un Puccini) e attorno a quei suoi laghetti che sembra di stare in un paradiso (ma anche tornare in qualcuno fra i tanti centri di una montagna così incantevole). E, perchè no, rivisitare qualche “campo” dove la follia hitleriana rinchiuse e ammazzò persone innocenti di tutto.

Ma la decisione di alzare quella barriera al Brennero, quel muro dove finisce la mitica strada che dall’Abetone prende il primo nome, è decisione che mi ci sta facendo ripensare alla vacanza estiva, 2016, in Austria. Capisco che quel governo intende dare un segnale chiaro alla destra più razzista dimostrando di essere bravo a fare il forte con i deboli. Intuisco che non sarà certo il mio, di portafogli, a spaventare né le decisioni di quel governo né l’economia di quel Paese. Ma questo posso fare, e questo presumo di fare, per segnalare un microscopico disaccordo rispetto all’illusione di bloccare, con i muri, ciò che bloccabile non è: ciò che, per sbloccarlo davvero, bisognerebbe riuscire ad azionare cose oggi assai singolari: Politica, Giustizia, Umanità …

Si: penso proprio che in Austria, l’estate prossima, eviterò di andarci.

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