L’AMMINISTRATORE DISONESTO

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Tutte dedicate alle “ricchezze”, in particolare a quelle ottenute in modi disonesti, le letture nella Messa di questa ultima domenica estiva. Con un Vangelo che a prima vista lascia sconcertati: l’amministratore disonesto che, chiamato dal padrone a rendere conto delle proprie azioni e licenziato per tutto ciò che di male aveva fatto, tenta la strada delle furbizia. Timoroso per il suo futuro di disoccupato, chiama a uno a uno i debitori del padrone e, per ingraziarseli pensando che qualcuno di loro gli sarebbe certo stato d’aiuto nel trovare un’altra occupazione, fa loro la “tara” in ciò che ciascuno doveva al padrone (“Tu quanto devi? Cento misure di grano. Prendi la ricevuta e scrivi ottanta”). Una furbata illegittima, disonesta. Eterna.

Colpisce, in questa parabola, l’immediato commento di Cristo che, all’apparenza, pare lodare disonestà e la furbizia dell’amministratore (“Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta perché quando questa verrà a mancare essi vi accolgano nelle dimore eterne”). Menomale che a me è toccato un parroco capace: ha subito inquadrato le parole di Cristo nel contesto giusto e, soprattutto, le ha legate a quelle, famosissime, successive (“Nessun servitore può servire a due padroni: perché o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire Dio e la ricchezza”) aiutandoci a capire la strumentalità dell’apparente esaltazione, in Gesù, dell’amministratore disonesto. D’altra parte come dubitate?

Nella prima lettura c’era, stamani, il profeta contadino: Amos. Con una denuncia – anch’essa di perenne attualità – della disonestà: capace di destare anche il più distratto tra noi, fedeli della domenica. “Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dire “Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento … usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: Certo non dimenticherò mai tutte le loro opere”.

Già: “smerciare il frumento usando bilance false”. Già: “comprare con denaro gli indigenti”. Già: “Comprare il povero per un paio di saldali”. Già: “calpestare il povero“. Già: “Sterminare gli umili“.  Che ci viene in mente? E anche San Paolo, nella seconda lettura, non ci è andato di scartina “per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere”. Per non parlare del Salmo (il 112/113): “Solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo“.

Quanta attuale forza in tutte queste, antiche, parole …

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