ALEX E IL SENTIERO DIFFICILE

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I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. “Venite a me, voi che siete stanchi e oberati”. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto.

Sono le ultime parole di Alex Langer, affidate a un bigliettino d’addio, in quel 3 luglio 1995: il giorno nel quale decise di impiccarsi, in un albero di ciliegio al Pian dei Giullari sulle colline di Firenze. Qualcuno ha scritto che si mosse nella vita e nella politica come si addice a un uomo di montagna: “per un sentiero di cresta, esposto permanentemente ai rischi di caduta, in complesso equilibrio su un sentiero difficile, di frontiera, attraversato da venti diversi e talvolta contrapposti“. Altri hanno notato che la sua fu una morte “di politica” intendendo la presa d’atto di un fallimento sui tanti fronti (la pace, l’impegno dei Verdi, la ex Jugoslavia, la stessa politica) nei quali si stava battendo.

Ci lascia tante cose, Langer, compreso quel concetto (“conversione ecologica”) oggi così centrale nella enciclica di Papa Francesco. E compreso l’altro concetto (“Costituente ecologica”) che non sarebbe male riprendere. “Se si vuole riconoscere e ancorare davvero la desiderabilità sociale di modi di vivere, di produrre, di consumare compatibili con l’ambiente, bisognerà forse cominciare a immaginare un processo costituente che non potrà avere, ovviamente, in primo luogo carattere giuridico quanto piuttosto culturale e sociale“. Ma ci lascia, Langer, anche la speranza che il suo aver giocato d’anticipo possa comunque esserci utile in giorni, carenti di passione, come i nostri.

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