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Home»Giornalismo»COSTITUZIONE E AFFARI DELLA BANCA D’AFFARI
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COSTITUZIONE E AFFARI DELLA BANCA D’AFFARI

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini4 Ottobre 2016Nessun commento3 Mins Read
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“Governi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori; costruzione del consenso fondata sul clientelismo politico; diritto di protestare se cambiamenti sgraditi arrivano a turbare lo status quo”. Queste, secondo la grande banca d’affari americana J.P. Morgan, le caratteristiche (negative) dei cosiddetti “sistemi politici periferici meridionali” per colpa delle Costituzioni e dei sistemi politici “costruiti in seguito alla caduta del fascismo”. Italia in primis.

Il documento della J.P. Morgan – riportato in qualche pubblicazione di nicchia ma totalmente sconosciuto ai cittadini perché i grandi media italiani l’hanno, nella sostanza, ignorato – è datato “giugno 2013” e si conclude con una inequivocabile speranza (“Qualcosa sta cambiando: il test chiave avverrà l’anno prossimo in Italia dove il nuovo governo ha chiaramente l’opportunità di impegnarsi in importanti riforme politiche”).

Non sono stati pochi (anche autorevoli. Un esempio: l’economista Giacomo Vaciago, il quirinalista Marzio Breda, il prof. Salvatore Settis) a mettere in relazione diretta il documento J.P.Morgan (da notare che l’attuale governo è proprio a questa banca che ha affidato la cura del MPS) con la riforma della Costituzione approvata nell’aprile di 3 anni dopo su cui andremo a votare il 4 dicembre.

Io non so come stanno le cose. Non so se Napolitano e Renzi abbiano “preso ordini” dalla potente banca d’affari USA che invitava a rafforzare i governi centrali a scapito di quelli regionali, a limitare le tutele dei lavoratori (art. 18? jobs act?), a limitare nei più fragili i diritti alla protesta. So solo, appunto, che a J.P.Morgan – in modo assai opaco, come ieri ha notato l’ex direttore del Corriere della Sera in un inquietante editoriale sul primo quotidiano italiano – è stato affidato il futuro di una (disastrata) fra le principali banche italiane. Certo una coincidenza.

A stupirmi (ma fino a un certo punto) è una cosa: il fatto che di un documento così importante nessuno, in pratica, parli: magari per negarne il rapporto di causa/effetto con la riforma Boschi. Siamo immersi in gigantesche campagne di distrazione di massa (l’ultima: l’annuncio sul mitico Ponte di Messina) introdotte con evidente sapienza mediatica per sviare l’attenzione popolare dai disastri nella tenuta dei conti di un Paese che, nonostante il governo ggggiovane e ultraveloce, tarda a riprendersi. Qualche volta la distrazione di massa si fa anche … nascondendo.

Non mi stupisco, ma registro: come semplici cittadini che presto dovranno votare su questioni complesse come sono le riforme costituzionali, non sempre – diciamo così – abbiamo piena consapevolezza su ciò che si muove “dietro”, oltre le belle e rassicuranti apparenze. Dovrebbero essere i media a informarci: in particolare dovrebbe farlo il servizio pubblico radiotelevisivo. Già …

Leggere che la grande finanza mondiale ritiene la nostra Costituzione da cambiare perché tutela i lavoratori, perché ripartisce i poteri fra Stato centrale e autonomie locali, perché consente ai più deboli il diritto di protestare, scusatemi tanto – amici e compagni – a me un po’ di effetto lo fa … Ma certo sono io a sbagliare: vuoi mettere gli affari delle banche d’affari?

affari Costituzione JP Morgan referendum
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