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Home»Comune»CHIARA AD ASSISI, ONOFRIO MARCHESE DEL POGGIO, MERIGO A BAGNOMARIA. E DILETTA CHE COMANDA. A BACCHETTA.
Comune

CHIARA AD ASSISI, ONOFRIO MARCHESE DEL POGGIO, MERIGO A BAGNOMARIA. E DILETTA CHE COMANDA. A BACCHETTA.

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini13 Dicembre 2023Updated:14 Dicembre 2023Nessun commento9 Mins Read
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Qui si scrive di cose che il popolo, specie natalizio, non fa a botte per leggere. Chi scrive lo sa. Ma scrive lo stesso. All’inizio si loda la consigliera che ha rappresentato il Comune (destra centro) alla marcia per la pace con un appello che certa destra definirebbe, a torto,”cattocomunista”. Poi si informa su uno strano concetto di democrazia, alla marchese del Grillo. E infine si ricordano, sette mesi dopo le amministrative, risultati elettorali di quando a Poggio a Caiano vinse uno ma solo per pochi voti e con tanti astenuti (che adesso, visto il triste risultato, cominciano a lamentarsi). E sull’alluvione? Tutti zitti!

LA MARCIA DI CHIARA – Va dato atto a Chiara Guazzini, consigliera comunale di Poggio a Caiano, di aver partecipato con il gonfalone – dunque impegnando l’intera Amministrazione, vicesindaco compresa – alla marcia per la pace che si è svolta domenica scorsa, 10 dicembre, ad Assisi su iniziativa degli organizzatori della marcia Perugia-Assisi.

La cosa ha una sua rilevanza perché, a parte Pisa, Poggio era l’unico Comune, fra i toscani presenti ad Assisi, appartenente al centro destra.  E la cosa ha ancora più rilevanza letto il testo dell’appello politico che tutti i presenti – enti locali e associazioni oltre che singoli – hanno, marciando insieme, condiviso. Un appello, nella Giornata che ricordava la Dichiarazione ONU sui diritti umani, molto chiaro in particolare su ciò che sta accadendo nel Vicino Oriente.

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IL CORAGGIO DI CHIARA – “C’è un solo modo per mettere fine a questo incubo che sta insanguinando la Terra Santa e minaccia di infiammare il mondo intero”, questa la parte centrale dell’appello. “Riconoscere ai palestinesi la stessa dignità, la stessa libertà e gli stessi diritti che riconosciamo agli israeliani”. Perché – si aggiunge usando parole non diplomatiche. Qualcuno a destra, sbagliando, le bollerebbe di (sic) “cattocomunismo” – “tanti lunghi e dolorosi decenni di occupazione militare, uccisioni mirate, bombardamenti, guerre, arresti, repressione indiscriminata, abusi, umiliazioni, deportazioni, apartheid e violazioni di tutti i fondamentali diritti umani, ampliamente documentati dalle Nazioni Unite, dimostrano il fallimento di tutte le opzioni militari”.

L’appello si conclude rilanciando la tesi dei “due Stati per due Popoli”. Bene che su questa base politica il Comune di Poggio, “civico” a trazione salvinian/leghista/azzurra, abbia avuto il coraggio di esporsi così. Marciando insieme a compagni molto distanti ma in questo, vivaddio, uniti.

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L’ORA DEL CONSIGLIO – “Le sedute del consiglio … nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, si tengono preferibilmente in un arco temporale non coincidente con l’orario di lavoro dei partecipanti”. E’ chiaro il comma 7 dell’art. 38 del Testo Unico sugli enti locali, la “bibbia” dei Comuni.

Precisa che nessun consigliere, specie nei piccoli Comuni, deve essere messo in difficoltà sugli orari delle sedute: esse devono tenersi, preferibilmente, in un arco temporale che non coincida con l’orario di lavori dei consiglieri.

E’ vero che la legge dà, a tutti i consiglieri e ai loro datori di lavoro, possibilità di giustificare assenze istituzionali. Ma è anche vero, specie nel privato, che talvolta datori di lavoro possano essere in difficoltà a concedere permessi a loro dipendenti chiamati a sedute consiliari convocate sempre in orario lavorativo.

Un problema, questo, di facile soluzione: basterebbe una normale dose buon senso o di esperienza o di saggezza. Purtroppo non sempre è così.

Qui al Poggio, infatti, le sedute consiliari sono sempre state convocate, dalla Giunta di centro destra, con inizio alle ore 17 anche se tale orario crea qualche problema a qualche consigliere. In particolare a uno, dell’opposizione, che lavora in un’azienda privata e, anche a causa del suo ruolo, non sempre può ottenere, dall’azienda, i permessi per assentarsi.

Alle richieste dell’opposizione, di far svolgere almeno qualche volta le sedute in orario posticipato di un’ora o due per venire incontro a tale difficoltà, finora è sempre stato risposto picche. Per cui quel consigliere, ma non solo lui, ha avuto problemi a svolgere il suo ruolo.

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RICCARDO DEL GRILLO – Nell’ultima seduta consiliare (29 novembre), approvando il nuovo Regolamento necessario dopo che la maggioranza ha voluto introdurre la figura del presidente del Consiglio Comunale, la maggioranza ha seccamente respinto una richiesta conciliativa in tal senso presentata dall’opposizione.

A Puggelli e suoi che chiedevano di inserire nel regolamento un richiamo alla necessità di “rispettare la legge” per gli orari di convocazione delle sedute, Palandri e i suoi hanno risposto con una pernacchia. In stile Onofrio del Grillo. Bocciando un emendamento con una motivazione assai poco nobile. In perfetto stile “noi siamo noi e voi ….”.

Al sindaco è pure uscita una frase, in effetti non molto elegante sul piano istituzionale.  “… Qui – ha detto per giustificare la scelta di convocare le sedute sempre alle ore 17 – qui c’è nove persone che gli va bene alle cinque e quattro che non gli va bene. Democrazia vale, per cui le cose si mettono ai voti … Noi (di maggioranza, ndr) ci siamo sentiti più di una volta e questo abbiamo deciso e questo porteremo avanti come nostra idea …”.

Parole non riflettute nella loro gravità. Siamo lontani da una normale democrazia liberale per cui chi ha più potere è chiamato ad esercitarlo senza arroganza, cercando di venire incontro, se possibile, almeno qualche volta, a una specifica esigenza avanzata da chi è più debole.

Chissà se, riflettendoci con più calma sindaco e/o presidente del Consiglio possano dare maggiore prova di temperanza, sobrietà, moderazione, misura. Anche perché fra “governare” (specie se si è vinto le elezioni per un pugno di voti) e “comandare” (specie se non si è ancora in grado di essere … statisti come Churcill o De Gasperi) la differenza è molta. Chissà. Vedremo.

===

ELEZIONI MAGGIO: COME VOTAMMO? – Son già passati 7 mesi dalle elezioni di maggio. E pochi si ricordano come votammo. Un riepilogo può essere utile.

A poter votare eravamo qualcosa in meno di 7.400. Ma a fare lo sforzo per votare fummo soltanto poco più di 4.200. Sommando le schede bianche e le nulle con i circa 3.100 che a votare non andarono, il partito poggese del “non voto” superò quota 3.200 che è tantissimo (oltre il 43%). Specie per una elezione locale.

Insomma: ben 43 poggesi su 100 rinunciarono ad esprimersi. Accettarono che a scegliere fossero solo gli altri. Chissà se adesso qualcuno di loro si mangia le mani oppure se è ancora soddisfatto.

===

ELEZIONI MAGGIO: “FIFTI FIFTI” – Si confrontarono due candidati sostenuti da altrettante liste “civiche” appoggiate comunque da partiti contrapposti: Palandri con il centro destra e Puggelli con il centro sinistra. I circa 4.100 voti validi, vennero divisi in modo praticamente uguale. “Fifti fifti”, avrebbe detto Merigo di “Bagnomaria” accompagnando il povero Brunello. Una differenza, fra i due candidati, di appena 61 voti (2.033 voti per Puggelli e 2.094 voti per Palandri).

Una comunità, dunque, spaccata almeno due volte. Arrotondando i numeri: la prima spaccatura è fra i 4.200 che a votare andarono e i 3.200 che votare non vollero; e la seconda spaccatura è fra i circa 2.000 di Puggelli e i circa 2.000 di Palandri. Legittimo vincitore, quest’ultimo, perché ovviamente per vincere basta anche un solo voto.

===

ELEZIONI MAGGIO: UN PROBLEMINO – Ma ciò vuole anche dire che il sindaco eletto (con una percentuale formale del 50,7) nella realtà dei numeri veri è rappresentativo poco più del solo 28,4% dei poggesi aventi diritto di voto. E, ovvio, sarebbe stata la stessa cosa se a vincere, nello stesso modo, fosse stato l’altro.

Tutto questo, qui al Poggio e ormai ovunque in un’Italia dove a votare andiamo sempre in meno, pone un gigantesco problema di effettiva rappresentatività reale. Partiti e movimenti, ma anche chi fra gli amministratori ha vinto (e pure chi ha perso), dovrebbero porselo di continuo questo … problemino. Evitando inutili forme di arroganza.

===

ELEZIONI: QUANDO VINSE IL RE – 8 mesi prima, il 25 settembre 2022, anche qui al Poggio si erano svolte le elezioni politiche: quelle vinte da Giorgia Meloni. Che, da allora, comanda l’Italia avendo tradito tutte le promesse fatte in campagna elettorale e tentando sempre di scaricare le colpe su un barile altrui (in questo Roma è identica al Poggio).

La comunità poggese confermò la sua antica anima moderato conservatrice. Non a caso al Poggio, allora frazione di Carmignano, al referendum 1946 Monarchia/Repubblica, vinse la prima.

E anche nel settembre 2022 il totale dei partiti politici di centro destra, sia pure per appena un centinaio di voti, qui al Poggio prevalse sul totale (molto più variegato e difficilmente unibile) dello schieramento, diciamo, progressista.

===

Io

ELEZIONI: QUANDO PERSE DILETTA – Interessante, nello schieramento conservatore poggese, la ripartizione dei voti. La primazia salviniana cedette il passo alla destra meloniana. Per Salvini (e per i suoi esponenti poggesi iniziando da Diletta Bresci) fu una pesante batosta: la destra di Salvini franò al minimo (appena 345 voti, poco più dei berluscones) mentre la destra di Giorgia salì alle stelle. Fino a sfiorare i 1.700 voti. Il quintuplo in più, ai Fratelli d’Italia, rispetto ai salviniani. Inesistenti (45 voti) i “Noi moderati” di Lupi e Toti.

C’era da aspettarsi, otto mesi dopo, alle Comunali, che a guidare le danze fossero, dentro la destra, non i perdenti leghisti ma i vincenti Fratelli d’Italia. Invece è accaduto il contrario.

===

ELEZIONI: QUANDO DILETTA, COMUNQUE, COMANDA – Per motivi non chiari, da maggio le danze sono guidate dalla responsabile di Salvini, nominata vicesindaco. Scomparsi i Fratelli d’Italia. Pare ce ne sia uno, eletto in Consiglio sotto tale sigla. Ma brilla per un esemplare silenzio.

E la prima dei non eletti, meloniana, viene tenuta fuori dal Consiglio perché chi (assessore) potrebbe dimettersi da consigliere per farle posto non ha imitato un’altra assessora che invece, per far entrare un’altra rimasta fuori, subito, a giugno, ubbidì e si dimise.

Il dominio politico di Salvini sulla giunta Palandri si vede chiarissimo. Tanto che sono in molti, anche a destra, a ritenere che la vera sindaco sia Diletta Bresci. Ciò va ad onore della sua capacità politica (certo abile anche se umanamente urticante), ma non è chiaro fino a quanto l’imbarazzante silenzio dei meloniani potrà durare. Magari, a capirlo, aiuteranno le Comunali pratesi. E le Europee che già in campagna elettorale dimostrano tensioni evidenti.

POGGIO (A CAIANO) E … BUCA – 13 dicembre 2023 – di Mauro Banchini – n. 36

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