SCHIAVI DI IERI (E DI OGGI) SECONDO MAZZEI

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Era stato chiamato a parlare circa il dibattito sulla schiavitù nell’età di Filippo Mazzei (il personaggio, nato al Poggio a Caiano, di cui in questi giorni un bel convegno internazionale sta ricordando il bicentenario della morte) e in effetti Alessandro Tuccillo, docente universitario a “L’Orientale” di Napoli, ha svolto bene il suo compito. Presso la Biblioteca “Lazzerini” di Prato, ha illustrato gli scritti di ser Filippo in favore della dignità di tutti gli uomini (schiavi “negri” compresi) nonché il suo ruolo, anche nei confronti di un più tiepido Jefferson, in favore di un superamento, in ogni caso gradualista, della schiavitù nei nuovi Stati Uniti d’America. Propugnava, il poggese Filippo Mazzei, concetti decisamente moderni tenendo, ad esempio, a far presente che un certo abbrutimento dei neri dipendeva dalle condizioni in cui erano tenuti, non certo dalla loro natura (come pure sosteneva l’amico Thomas Jefferson).

Ed ha portato, Alessandro Tuccillo, i dati sul numero di schiavi imbarcati (e su quelli sbarcati) verso l’America fra il 1500 e il 1866. Li ha presi, i dati, da un sito web in effetti interessante per la miniera di informazioni, sullo schiavismo, in esso contenute (www.slavevoyages.org). Dunque: negli oltre tre secoli e mezzo vennero imbarcate qualcosa come 12,5 milioni di persone e 10,7 arrivarono a destinazione, sbarcarono. La differenza, ovvio, morì nel tragitto.

Immediato, e credo non solo in me, un raffronto con gli attuali viaggi della speranza nel nostro Mediterraneo. Con una differenza, mi ha poi giustamente fatto presente Tuccillo: che i “negrieri” di allora avevano tutto l’interesse, riscuotendo all’arrivo, che sbarcassero il più possibile di persone stipate in quelle navi, mentre ai trafficanti di oggi, che i soldi li prendono prima, interessa davvero poco se la loro “merce” sbarca o meno. I soldi, appunto, li hanno presi prima.

Senza dimenticare, e la cosa sta purtroppo nella cronaca anche toscana di questi giorni, che qualche moderna forma di schiavitù post sbarco si svolge anche sotto i nostri, distratti, occhi.

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