POSTEITALIANE: SU CODA (E GIUSTIZIA)

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Un misuratore di ingiustizia, o se si vuole di un diverso modo per intendere la giustizia, possiamo bene scoprirlo ogni volta che entriamo in un ufficio di Posteitaliane. Mi riferisco al sistema, automatico e indipendente dalla buona o cattiva volontà dei dipendenti, che distribuisce i numerini per poter accedere a uno degli sportelli.

Un tempo lontano – quando questi uffici rispondevano a un’etica di pubblico servizio limitandosi a fare ciò che per tradizione stava collegato alla posta – era semplice capire l’ordine di accesso: ci si metteva in coda in base all’arrivo e la fila scorreva con quel criterio. Da molti anni non è più così (tutti lo abbiamo accettato con passività – accettiamo tutto così – come se fosse una cosa normale. Ma se ci pensiamo, tanto normale non è. Anzi: è ingiusto): l’ordine nella fila viene determinato dall’importanza economica (per le Poste, ovvio) dell’operazione che intendiamo fare.

Il numero è preceduto da una lettera (la “E” per i conti bancari postali; la “A” per i servizi finanziari; la “P” per raccomandate e pacchi; la “C”, ultima, per i bollettini). Chi più profitto porta a Posteitaliane, in particolare se ha accettato di aprire qui un conto bancario, passa per primo; gli altri (diciamo quelli che devono solo pagare un piccolo bollettino) il meccanismo li fa attendere. A volte poco, a volte molto: dipende dalla presenza o meno di clienti più “interessanti” (per Posteitaliane).

Questione banale, ma pur sempre un passo avanti molto concreto nell’accettazione passiva di un principio ormai basilare: siamo tutti uguali, ma qualcuno (chi porta più profitto) è comunque più uguale degli altri, viene trattato meglio, passa prima. Così, ormai, è ovunque.

PS)- Considerazione, questa sopra, di sostanziale inutilità: derivante da una mezzoretta trascorsa, stamattina, nell’ufficino postale del Poggio in attesa di pagare un bollettino (uso il diminutivo perchè sono anni che mi stupisco del perchè, per un bacino superiore a 10 mila persone e con così tante attività sul territorio, l’azienda continua a offrire uno spazio così piccolo. Ma questo è un altro discorso). Ho anche avuto modo di riflettere sullo slogan proposto a chi volesse fare una raccomandata: una riflessione sul sostantivo (“velocità”) ma pure sull’aggettivo (“bestiale”).

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