DAVID ROSSI, IL MONTE PIO E IL SUICIDIO “IMPERFETTO”

0

Azzeccata la definizione (“Il suicidio imperfetto”) sulla vicenda di David Rossi e sui segreti MPS nel libro (Chiarelettere) di un giornalista peraltro sotto processo (e questo è singolare) all’apparenza solo per aver fatto il suo dovere: cercare notizie e, se vere, pubblicarle.

Il caso David Rossi” si legge tutto d’un fiato. Come fosse un giallo: purtroppo non è un giallo, non è finzione; e allora la lettura rende inquieto, rattrista, spaventa. E finisce per confermare il sospetto che mai sapremo come quell’uomo potente (conosceva tante cose, manovrava tanti denari nel sempre scivoloso rapporto fra banche, affari, informazione, comunicazione, politica) ci è finito, il 6 marzo 2013, su quel selciato nel vicolo, chiamato Monte Pio, sul retro di uno fra i palazzi, almeno allora, più importanti d’Italia.

Una cosa però, anche leggendo il libro, si capisce bene: la superficialità con cui vennero condotte le prime indagini. La storia, ad esempio, di quei fazzoletti intrisi di sangue trovati nell’ufficio di Rossi: mai analizzati (sic) e subito distrutti (su ordine della magistratura) nonostante quello che avrebbero potuto dire. E la storia di quelle telefonate fatte, e ricevute (fra queste una di … Daniela Santanchè) sul cellulare di Rossi nonostante che lui, in quei minuti, fosse già agonizzante in quel selciato o addirittura morto: qualcuno (chi?) in quei minuti usò il cellulare di David Rossi.

E poi la vernice trovata sotto le scarpe di Rossi. E poi le mail da lui mandate per annunciare la volontà di farsi ricevere dai magistrati. E poi la caduta di quel corpo … l’orologio che atterra una ventina di minuti dopo … le strane ferite … le ombre che si intravedono nel vicolo … la vigilanza che non si accorge … la testa di maiale (e siamo a Siena, la civilissima città del Palio e delle allegorie sul Buon Governo) fatta trovare, giorni prima, sotto casa di un legale MPS in un clima di terrore …

Suicidio. Fu subito dichiarato: era stato un suicidio. Due archiviazioni in quattro anni. E un processo (sentenza attesa per i primi di dicembre) addirittura contro un giornalista che cerca di fare al meglio il suo lavoro e contro la vedova, di David Rossi, con una accusa – cercare di lucrare denaro dalla morte del marito – in effetti terribile e infamante.

Al di là del libro e di quello che ogni tanto si legge sui media, io non ho letto le carte. Nè conoscevo David Rossi. Davide Vecchi, il giornalista inviato del “Fatto quotidiano” che da anni segue la giudiziaria, chiude con tre ipotesi: il suicidio volontario, il suicidio “indotto”, il vero e proprio omicidio.

La verità mai la sapremo. Forse. Ma sono fra quelli che continuano a sperare che prima o poi, in quel “groviglio armonioso” senese che lascia intravedere intrecci di potere per nulla trasparenti, la morte di David Rossi possa essere chiarita in tutti gli aspetti. Molto possiamo fare tutti noi, se non altro tenendo accesa l’attenzione. Moltissimo, ritengo, può fare la città: anche attraverso le sue istituzioni, pubbliche o meno. Esempio il Comune, esempio la Chiesa. Esempio la massoneria. Già: il potere. Il potere e i suoi intrecci, i suoi misteri, i suoi grovigli. “Armoniosi”, naturalmente.

Share.

Autore

Informazioni biografiche a questo link

Loading Facebook Comments ...

Leave A Reply