Mentre cresce l’attesa su quando il sindaco rispetterà la dura sentenza del Consiglio di Stato che lo obbliga a fare marcia indietro sulla viabilità, è utile tornare su una vicenda strana: il furto (2024) delle gronde in rame dal cimitero poggese. Fu fatta la denuncia? A chi? Com’è finita? Chi rubò quel rame? E perché per sostituire le gronde il Comune impiegò ben otto mesi aggravando le condizioni del cimitero? E infine: che fine ha fatto l’impossibile progetto del Poggio Park? (mb)

VIABILITA’: IL SILENZIO DEGLI SCONFITTI – Dopo la sentenza bomba del Consiglio di Stato sulla viabilità poggese (ne abbiamo parlato qui. Tornemo a parlarne molto presto) una prima reazione è arrivata dall’opposizione. Molto riuscita l’assemblea di lunedì scorso (qui la nota di Poggio Insieme).
A fare rumore è il silenzio del Comune rispetto a una sentenza non impugnabile e che, come tutte le sentenze, va rispettata e applicata.
Fino a quando il sindaco potrà continuare a ignorare la sua pesante responsabilità di dover ripristinare la viabilità precedente? E’ da immaginare che presto qualche reazione arriverà. Quale? Il seguito alla prossima puntata.

GRONDE NEL CIMITERO: CHI LE RUBO’? – Ma chi fu, nell’agosto 2024, a rubare le grondaie in rame dal cimitero del Poggio? E perché invece di sostituirle subito, il sindaco fece passare estate, autunno e inverno successivi? Perché contribuì con la sua inerzia ad aumentare i guai in una struttura già così piena di problemi?
Due domande tornate attuali in questi giorni, quando (dopo tre anni di governo Palandri) sono iniziati alcuni lavori in una parte del cimitero (un cimitero jellato: il Comune vinse una causa contro la ditta che, in anni lontani, aveva lavorato male. Ma la ditta, che doveva pagare tanti soldi al Comune, fallì. E il Comune rimase becco e bastonato).
Con il consueto stile ringhioso nei confronti di chi c’era prima, la vicesindaca Diletta Bresci ha attaccato i predecessori sostenendo che erano un disastro. Ha aggiunto che tutto adesso va bene: da quando la giunta si è colorata di nero.
Inevitabile, per capirci qualcosa in più, tornare al piccolo mistero delle gronde rubate nel 2024. Un dettaglio forse utile per capire qualcosa in più sul rapporto verità/propaganda in un’opera pubblica, messa male, su cui adesso la giunta Palandri, usando il progetto della giunta Puggelli e dunque collocandosi in continuità con chi c’era prima, ha iniziato finalmente, dopo tre anni, a operare.
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GRONDE NEL CIMITERO: IL COMUNE NON DENUNCIO’ IL FURTO – Nell’aprile 2025 la consigliera Paola Vettori chiese se nell’agosto dell’anno prima – dopo il furto – Palandri aveva presentato o no una denuncia.
Nella risposta, il sindaco ammise che come Amministrazione non era stata presentata una denuncia formale. A farlo, nei confronti di non meglio chiarite “autorità competenti” (quali? carabinieri? polizia municipale? altra polizia?) fu soltanto “il personale custode del cimitero”.
Dunque nessuna denuncia, dopo il furto, fu presentata dal proprietario del cimitero (il Comune). Un fatto, di per sé, che colpisce.
A denunciare – ammise il sindaco – fu solo il custode del cimitero. Neppure il presidente della cooperativa: tutto fu scaricato sul custode!
Nessun’altra informazione: ad esempio sulla data di effettiva presentazione della denuncia. Né su eventuali sviluppi.
Che fine ha fatto quella denuncia? A chi fu presentata? Si è poi saputo nulla sulle indagini condotte dai carabinieri (o dalla PM o da altri)? La denuncia ha avuto corso o no? I ladri di rame sono stati scoperti o no? C’era una assicurazione? Perché non fu il Comune a denunciare?

GRONDE NEL CIMITERO: QUELLO STRANO RITARDO – Da notare che il Comune di Poggio quando, con evidente ritardo, si decise a sostituire quelle gronde, dovette spendere una cifra (quasi 8 mila euro) per il materiale nuovo: stavolta non in rame ma in plastica.
E siccome la sostituzione avvenne addirittura 8 mesi dopo il furto, tutti ricordiamo come questo assurdo ritardo contribuì – durante le successive piogge e gelate – a far ammalorare ancor più parti del cimitero.
Con un danno non solo d’immagine per la giunta Palandri ma anche di sostanza per il cimitero. In questo numero alcune foto sui guai, nell’autunno inverno 2025, non certo ostacolati né dal furto né dal ritardato intervento sostitutivo.
In effetti nessuno ha mai spiegato il perché, per una piccola azione così ordinaria (sostituire, dopo il furto, qualche decina di metri di gronde), siano stati necessari quasi 8 mesi.
Se le gronde fossero state rimesse subito, si sarebbero certo evitati quegli ulteriori problemi.

POGGIO PARK: UN TRUCCO DA 2,5 MILIONI – Fu tirata fuori come “la” sorpresa vincente del programma elettorale di Riccardo Palandri. Che allora, (maggio 2023) si presentava come “candidato civico” (oggi inquadrato, e usato, in Fratelli d’Italia).
Venne fatta passare come “la” novità che avrebbe fatto vincere la destra. E così andò: il trucchetto acchiappavoti (subito soprannominato “Poggio Park”) qualche ruolo, nella risicata vittoria di Palandri, forse lo ebbe.
Se fosse possibile, questa sarebbe una pesante operazione immobiliare: una cementificazione pericolosa su un complicato terreno (65 mila mq) in Candeli.
Un polo sportivo, pubblico-privato, con – tutto scritto nel programma elettorale – “palasport, campo da calcio in erba con annesse tribune, 2 campi da calcio e calcetto in sintetico, un’area da riscaldamento, 4 campi da paddle, 2 campi da calcetto, 2 campi da tennis in terra rossa, spogliatoi, area coperta per ristorante e bar, spazi multivalenti, pergolato e aree parcheggio”.
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POGGIO PARK: UN PROGETTO FOLLE – Peccato che quello sia un terreno con molti vincoli. Lì passano i potenti cavi di Terna/Enel. E lì, accanto all’Ombrone, non è serio pensare di costruire, in tempi di mutamento climatico, quel tipo di strutture per via del rischio idraulico.
Forse pensando che i poggesi fossero tutti sprovveduti, la destra promise una doppia follia: che i cavi di ENEL/Terna sarebbero stati facilmente “interrati” (cosa, anche prescindendo dai costi improponibili, molto ma molto ma molto ma molto … ardua).
E che i vincoli idraulici, nell’Italia dei furbi, si potevano benissimo ignorare. E chi se ne frega degli eventuali problemi successivi?
Insomma: una sorta di acchiappa-gonzi di cui poi, in questi primi tre anni, logicamente non si è più sentito parlare (lo stesso Mastropieri si lasciò sfuggire un “contrordine compagni”).

POGGIO PARK: FA A PUGNI CON IL PONTE – L’operazione immobiliare (sempre messa – per finta – dal Comune nei programmi annuali dei lavori pubblici e adesso slittata a un impossibile 2028), oltretutto confligge con il Ponte alla Nave: il nuovo tratto di viabilità che, se fatto, toglierebbe dal centro il traffico quotidiano, anche pesante, verso Comeana.
Lo sbocco del nuovo Ponte – opera strategica e impegnativa, sostenuta dalle giunte precedenti, ma che a Palandri non si capisce se interessa o no – è infatti collocato sul terreno dove lo stesso sindaco vorrebbe il Poggio Park. Le due opere fanno a pugni. E i casi sono solo due.
O si sposa l’opera utile ai cittadini (il nuovo ponte) ma la si sposa sul serio sostenendola in tutte le sedi e partecipando agli incontri in Regione. Oppure si punta sul Poggio Park. Cioè su una scelta improponibile causa vincoli.
Peccato che i primi tre anni di sindacatura siano quasi passati e nulla, proprio nulla, su entrambe le complesse ipotesi si è mosso. Si è solo perso tempo prezioso.
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POGGIO PARK: L’ONESTA’ DI CAMPANELLI – Se ne è riparlato nell’ultima seduta di Consiglio. Grazie a Fabrizio Campanelli.
Uomo di antichi trascorsi politici con la sinistra, Campanelli nel 2023 fu eletto con la destra. Come indipendente. Ma da tempo non è più in maggioranza. Per dissidi interni.
Con apprezzabile onestà ha premesso di essere stato, in campagna elettorale, favorevole al “Poggio Park” e contrario al “Ponte alla Nave”. Ma ha constatato che la giunta non ha fatto nulla, si è mossa – ha detto in modo elegante – con “molta lentezza” su entrambe le vicende.
“A questo punto dovete avere il coraggio – ha affermato – di dire cosa volete fare. Ci vuole chiarezza: se volete il Poggio Park, che per me era un bel progetto, non potete sostenere il Ponte alla Nave.” E, come ovvio, sostenere il Ponte alla Nave significa bocciare il Poggio Park.

POGGIO PARK: MANCA LA VISIONE – Onore all’onestà di Campanelli. Ma pure lui sa bene che, passata da tempo la metà mandato, restano solo due anni pieni prima delle nuove elezioni nel maggio 2028.
Mettere – come continua a fare Palandri, tacendo sul Ponte alla Nave – il Poggio Park (2,5 milioni, solo per iniziare) fra le opere da fare nell’esercizio 2028 (che riguarderà appena quattro mesi) significa ammettere che non si farà mai.
Significa alzare bandiera bianca su un’opera lì impraticabile e lì assurda.
E, in parallelo, continuare a tacere sul Ponte alla Nave senza dare segnali di interesse alla Regione, senza partecipare agli incontri e senza chiederli, significa ammettere che su quel fronte non c’è volontà, che manca del tutto una visione sulla Poggio del domani.
Ennesima prova di un’amministrazione capace di brillare – ammettono ormai anche molti tra i fedelissimi – non per le cose che fa, ma per le occasioni che perde e per gli scaricabarili (“E’ tutta colpa del Puggelli”) su cui, dopo tre anni, continua a insistere.
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LAVORI PUBBLICI: I SOGNI DEL 2028 – Non sono mancate le ironie, nel Consiglio di fine anno, quando è stato approvato il programma lavori pubblici 2026/2028. Su un importo complessivo, per il triennio, di quasi 17 milioni, le cifre a oggi sicure sono neppure 1,4 milioni. Poco più dell’8 per cento.
Va subito notato che nella primavera 2028 ci saranno le elezioni comunali. Sarà difficile che in quei pochi mesi vengano realizzate opere pubbliche significative.
Eppure il programma 2028 ne prevede tre. Necessarie ma stranamente (chissà cosa ne pensano i cittadini?) slittate a fine mandato: la fognatura su piazza Buontalenti/viale Matteotti e la riqualificazione finale del cimitero. E in più, appunto i 2,5 milioni del Poggio Park.
Questo – per le opposizioni – significa ammettere che non se ne farà di nulla. Oltretutto per nessuno di questi tre (molto teorici) interventi sono indicate le fonti di finanziamento. Semplice libro dei sogni hanno fatto presente dall’opposizione.

LAVORI PUBBLICI: I SOGNI DEL 2027 – Per i sette interventi 2027 (l’ultimo pieno di sindacatura) le cifre sono indicate (in circa 12,5 milioni) ma sono tutte generiche: dipendono da finanziamenti (ministeriali o regionali) per nessuno dei quali, a oggi, c’è certezza.
Soldi che arriveranno? Boh! Soldi che non arriveranno? Chissà! Ancora, dunque, un capitolo molto poco concreto in questo libretto dei sogni.
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LAVORI PUBBLICI: DUE NEL 2026 – Resta l’anno appena iniziato. Per adesso sono previste solo due opere: un lotto del cimitero e l’efficientamento energetico nel palazzo comunale.
Il milione e 300 mila necessario per le due opere viene da un mutuo assunto dal Comune (620 mila euro. Per il cimitero) e da un vecchio finanziamento dai compagni della “rossa” Regione (748 mila euro. Per la sede del Comune).
Il Comune sarà così bravo da trovare i finanziamenti per adesso mancanti? E’ auspicabile nell’interesse comune. Ma per adesso le carte sono quelle. E … cantano poco.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 137 del 14 gennaio 2026
