“Tu considera che qui vinse il re”. Così, fra il divertito e il perplesso, il mio futuro suocero. Era il 1971. Cominciavo ad affacciarmi nel paese dove poi, dal matrimonio, risiedo.
Non è semplice trovare i dati locali del referendum istituzionale 2 giugno 1946: allora, infatti, il paese era frazione di un Comune limitrofo (l’autonomia comunale sarebbe arrivata negli anni Sessanta).
E su “Eligendo”, pertanto, i dati riportati sono riferiti all’intero Comune di allora (Carmignano).
Ma già da lì è facile capire l’elevato numero – anche a raffronto con quanto accadeva in Toscana – di chi votò monarchia: il 44% a fronte del 56 % per la repubblica.
Sarebbe utile una analisi sulle singole sezioni elettorali e da lì, appunto, salterebbe fuori la vittoria del re nei seggi poggesi.
Diverse le spiegazioni, iniziando dalla presenza, in paese, della villa medicea diventata, con l’unità d’Italia, villa del re (è qui che Vittorio Emanuele II portava la sua amante, la “bella Rosina”). E in paese non mancava un certo … “re pride”.
Piccole tracce dell’antico amore per la monarchia restano tuttora: nella toponomastica ma anche in certe antiche chiusure da iperlocalismo nostalgico e tradizionalistico.
Ma 80 anni non sono passati invano neppure nel borgo che allora volle comunque tributare un omaggio a una casa regnante davvero difficile da perdonare. Sono certo che oggi la repubblica finirebbe per vincere anche nel paese dove una via si intitola a Vittorio Emanuele II, un’altra a Umberto I, un’altra ancora alla Regina Margherita.
