Qui alcune piccole considerazioni sul risultato – paesano e nazionale – del referendum appena bocciato. Ma, prima, una notizia “bomba”: su richiesta di un Comitato amico, la giunta ha deciso di mettere una corsia preferenziale su via Vittorio Emanuele. Una ripicca? (mb)

VIABILITA’: “BOMBA” IN ARRIVO – La già tortuosa vicenda della viabilità poggese sta per arricchirsi di una novità. Una sorta di “bomba“.
Con una sua delibera del 20 marzo (qui l’atto) la giunta Palandri ha dato mandato agli uffici per istituire una “corsia preferenziale con direzione Pistoia sulla SR 66 nel tratto denominato via Vittorio Emanuele II”.
Una corsia preferenziale – chiesta dal comitato “Buon senso per Poggio” e subitissimo concessa a riprova della forte vicinanza politica fra quel Comitato e la giunta – “da riservare ai veicoli dei mezzi di soccorso, a quelli delle Forze dell’Ordine e al trasporto pubblico”. A chiederla – si legge nella delibera – è stata anche AT (Autolinee Toscane) sostenendo che il senso unico porta a un aggravio annuale di costi pari a circa 15.500 euro (circa 1.300 euro al mese).
Non sono chiari i tempi. Vedremo presto sviluppi e commenti.
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VIABILITA’: UNA RIPICCA? – In molti sospettano, ma certo una simile piccineria non appartiene allo stile mite della giunta Bresci/Mastropieri, che si sia in presenza di una scelta punitiva – una sorta di “ritorsione” – nei confronti di quei cittadini che, in passato, hanno contestato e poi vinto (al TAR e al CDS) una legittima battaglia contro il doppio senso messo dalla giunta su quel tratto di strada.
Il ripristino, sia pure parziale, del doppio senso, ad esempio, non potrà che cancellare quei posteggi adesso recuperati su via Vittorio: posteggi, peraltro, molto utili anche per le attività commerciali adiacenti.
Né manca chi sospetta che questa possa essere una manovra, dotata di una certa abile furbizia, per tentare di iniziare a bypassare la sentenza del CDS (che, su quella via, ha fatto rimettere il senso unico).
Riaprire il doppio senso su quella via, all’inizio solo per alcuni mezzi, potrebbe infatti significare – specie in assenza di controlli – che, prima o poi, facendo finta chissà come che la sentenza non ci sia, il doppio senso su quella via potrebbe valere per tutti.
Vedremo gli sviluppi. Per adesso c’è da capire se una corsia di emergenza è lì davvero necessaria oppure se trattasi di una scusa da ripicca.

REFERENDUM: IL “SI” DI POGGIO – Il referendum 2026 si è risolto con una sonora sconfitta politica per il governo Meloni. Che passa un momento assai poco brillante.
Nel suo piccolo Poggio può comunque vantare – ed è giusto riconoscerlo – due “record”. Nel pratese, infatti, è stato l’unico Comune dove, sia pure per poco, hanno vinto i “SI” ed è stato anche il Comune (sia pure per pochi centesimi di percentuale su Vaiano) dove si è votato di più.
Il 68,30% dei poggesi è infatti andato al seggio. Percentuale notevole, specie se riferita alle consultazioni precedenti (a ottobre scorso, con le regionali, la percentuale dei votanti qui al Poggio si fermò al 53,51%).
E per il risultato, il “SI” (2.499 voti) ha prevalso – sia pure con uno scarto di appena 116 voti – sul “NO” (2.383 voti). Nelle 9 sezioni elettorali (di cui 2 al Poggetto) i “SI” hanno prevalso in cinque e i “NO” nelle restanti quattro.
Stavolta gli aventi diritto erano (arrotondati) 7.200 e a votare sono andati in 4.900 (un migliaio in più rispetto alle regionali di pochi mesi fa).
Un incremento di votanti che, ovvio, non si registra solo al Poggio, ma ha riguardato l’Italia intera e, in particolare, molti giovani.

REFERENDUM: UN “CAPPELLO” FUORI POSTO – La maggioranza poggese ha, oggi, ritenuto di esaltarsi, mettendo un “cappello” su questa sua, indiscutibile, vittoria paesana. Ma, vista la natura del referendum, è assai problematico e superficiale – per non dire sbagliato – tentare di piegare i dati ad aspettative e a logiche locali.
Non tutti gli elettori che hanno votato “NO”, al Poggio come nel resto d’Italia, sono infatti classificabili “di sinistra”. E non tutti quelli che hanno votato “SI” sono classificabili “di destra”.
I diversi elettorati hanno infatti votato, o si sono astenuti, con ampio margine di discrezionalità. Come dimostrato dalle analisi nazionali sui flussi di voto. Analisi, visto che non siamo una monade, che possono anche essere in qualche modo riferite al voto paesano. Come tendenza.
Qualche esempio: il 75% dell’elettorato pd ha votato “NO” ma un 5% ha votato “SI” e un 20% si è astenuto. Nell’area renzian/calendiana solo il 44% ha votato “NO” mentre il 19% ha votato “SI” e il 37% si è astenuto.
Sul fronte opposto: in Forza Italia ad aver votato “SI” è stato solo – sempre secondo questa analisi – il 60% mentre il 32% si è astenuto e un 8% ha addirittura votato “NO”. E nella stessa Lega ad aver votato “SI” è solo il 57% del suo elettorato con un 6% per il “NO” e il 37% astenuti.
Comprensibile, al Poggio, la soddisfazione della maggioranza per guidare l’unico Comune pratese in cui ha prevalso il “SI” alla riforma Nordio. Ma elevare tutto questo a “laboratorio politico e civile” pare francamente esercizio poco provveduto.

REFERENDUM: UNA “LEZIONE” FORTE – Parlando seriamente, se c’è una lezione che l’intera classe politica dovrebbe trarre dalla bocciatura 2026 del referendum (ma anche da quelle di 10 o 20 anni fa nei referendum analoghi) sta nel fatto che per cambiare la Costituzione occorre un coinvolgimento largo.
Non si può cambiarla a colpi di maggioranza o – peggio – imponendo, come accaduto questa volta, una rigida museruola all’intero Parlamento per impedire l’approvazione perfino di un solo emendamento. Chi cerca di fare così, finisce per scontrarsi con l’amore che il popolo prova per la sua Costituzione.
Lo stile dovrebbe essere quello dei padri costituenti nel 1946/1947: la mattina discutevano forte, anche leticando, ma il pomeriggio dialogavano in Costituente. Con i banchi del governo – ecco il punto – che restavano “muti”.
Ciò a differenza di quanto accaduto adesso (ma anche altre volte) con un governo che ha preteso di imporre al Parlamento, tacitandolo, la “sua” riforma costituzionale.
Inevitabile, per tanti cittadini di orientamento anche diverso fra loro, respingere questa arroganza e non aderire al disegno – in questo caso anche piduista – degli arroganti. Ed è ciò che è avvenuto.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 151 del 25 marzo 2026
