STORIE DI STINCHI E CONTORNI

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L’unico libro con il quale mi è capitato di mettermi a ridere io stesso mentre lo scrivevo: o bene bene o … male male”. Così tempo fa, al telefono, Federico Pagliai: ci si stava confrontando non ricordo bene su quale dettaglio organizzativo di “LetterAppenninica” (la manifestazione che lui, Fede, ha inventato per dimostrare come montagna e cultura possano pure stare insieme) quando gli scappò detto quanto sopra a proposito del volume che proprio in quei giorni stava scrivendo. Adesso è finalmente arrivato. Si intitola “Storie di Stinchi e … contorni” con un sottotitolo (“racconti eco-gastro-ironici”) che fa bene sperare.

Conosco anche Stinchi (assicuro: ha un nome e pure un cognome. Ma è noto così) che in passato è stato pure cuoco presso il “Pacini”, il piccolo ospedale di San Marcello Pistoiese oggi ridotto a una incomprensibile sigla burocratica (PIOT) a cui i montanini sono particolarmente legati. Si mangiava molto bene, grazie proprio a Stinchi, in quel piccolo ospedale di montagna dove i malati non erano numeri.

Storie di Stinchi” ha la prefazione di Dario Cecchini, quello di Panzano nel Chianti: i tre (lo scrittore-infermiere, il macellaio-poeta, il cuoco-artista) devono essersi divertiti un sacco nel raccontare e commentare quelle 20 storie che prendono spunto dalla vita di Stinchi per poi passare ad altri soggetti della montagna pistoiese (boscaioli e fungai, bugiardi e carbonai, amici di crinale e di zingarate, ma anche alberi e borghi) su cui Federico si sofferma con una scrittura (non ho ancora letto il libro) che immagino felice come quelle cui ci ha ormai abituato. “A legare le due parti del testo – scrive il comunicato stampa di Pendragon, l’editore – sono i crinali appenninici e il cibo”.

Sono in attesa di leggerla, la nuova “fatica” (si fa per dire) del Pagliai. Esce domani, 18 maggio, e potrò divertirmi anch’io con le ricette di Stinchi raccontate dal Pagliai. Due persone autentiche in una montagna zeppa di contenuti (e, dunque, anche di contorni).

PS)- Dimenticavo: Stinchi è uno che con Carlo Petrini ha una frequentazione davvero antica. Molti anni fa, quando Slow Food era ignorato dal grande pubblico, lui fondò la “Condotta Slow Food della Montagna Pistoiese” diventandone fiduciario per molti anni e anticipando, in concreto, tendenze poi diventate modaiole.

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