MATERA? MERITA

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Da capitale della vergogna a capitale della cultura”. Ci hanno fatto vedere un video, in apertura di congresso, con un ragazzo sgolante di gioia in quest’urlo di riscatto: è Matera, città che ancora fino agli anni Cinquanta del secolo scorso veniva bollata con il primo epiteto mentre adesso sta per celebrare la gloria, meritata, di un riconoscimento che inorgoglisce non solo quel ragazzo (gioiva, ripreso in diretta Rai, nell’istante della proclamazione) ma tutta intera una comunità.

Sono stato a Matera con altri colleghi giornalisti toscani (periferia ancora oggi di complicata raggiungibilità. Affascinante, comunque, forse anche per questo) per un congresso nazionale di giornalisti: ospite per qualche giorno di una città che nel 2019 sarà “capitale europea della cultura” essendosi affermata su città, assai meno “periferiche” e assai più paludate. Fra cui Siena.

Il nostro congresso, di giornalisti cattolici, si è svolto in uno spazio dal fascino particolare: dentro una grande ex abitazione-caverna, scavata nella pietra chiara che caratterizza i “sassi”, dove per centinaia di anni, anzi per … migliaia, in condizioni di disagio facilmente intuibili, hanno abitato persone. Una “casa-cava” oggi attrezzata a centro congressuale (attenti, comunque, agli scalini !!!) con un dedalo di grotte e sottogrotte che pare fatto apposta per ospitare momenti congressuali non sempre, diciamolo pure, trasparenti come la luce. Nei congressi, anche in organizzazioni dal potere … francescano, c’è sempre chi si diverte a tramare. Ma questo è un altro discorso.

La difficoltà di comunicazione ha obbligato ad arrivare il giorno prima. Per cui aggirarsi per Matera è stato possibile anche a un congressista ligio ai suoi doveri e dunque obbligato per tre giorni ad abitare nel chiuso di una caverna. Inoltre l’organizzazione aveva previsto un pomeriggio intero, sabato, con tanto di ottime guide nella discesa e nella risalita fra “sassi” che – risanati, e il risanamento iniziò grazie a gente come Togliatti e De Gasperi, comunicano sensazioni notevoli. Vere. Idem per le splendide chiese rupestri. E per gli sfondi, grotte per animali comprese, dove hanno girato film importanti in una città che è (anche) un set cinematografico naturale (nell’albergo dove eravamo, stava anche una troupe Rai impegnata nelle riprese di una fiction diretta da Cinzia Th Torrini).

Ma la sensazione più forte, almeno a me, l’ha data il museo ospitato nel palazzo Lanfranchi: dove sono conservati molti fra i dipinti realizzati da Carlo Levi durante e dopo il suo confino lucano, negli anni Trenta del secolo scorso, sotto il fascismo. Chi non ha letto “Cristo si è fermato a Eboli”?

E come, dunque, non commuoversi davanti a quei ritratti e davanti al grande – lungo – dipinto (“Lucania 61”) realizzato da Levi, su commissione di Mario Soldati, per Italia 61 (il primo centenario dell’unità d’Italia) con la storia di Roccco Scotellaro, il racconto delle povertà e delle emarginazioni, gli “scarti” e gli “scartati”, il grido per il riscatto umano e sociale, la vita genuina della povera gente che abitava la Matera dello “scandalo”?

Chiunque veda Matera – scrisse Levi e la frase è pure riportata, con il logo di Matera capitale della cultura, all’interno … di un bar – non può non restarne colpito, tanto è direttamente espressiva e toccante la sua dolente bellezza”.

Altre piccole notazioni sulla città odierna: la cattedrale, in alto, restaurata dopo una dozzina d’anni di chiusura e inaugurata, proprio in questi giorni, con il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin accolto con tanto di banda musicale; il “pane di Matera” che va avanti per un sacco di tempo; i formaggi del territorio; la circostanza che questa periferia non ha, unica città capoluogo, un collegamento delle Ferrovie dello Stato (c’è però un trenino a binario unico: un’ora e mezzo per arrivare alla vicina Bari. Bello per chi ama e può amare i viaggi lenti); alcune scritte sui muri (“Non ti ho detto quello che penso ma … ENI ti odio !!”) che, in una terra di petrolio, ricordano come fra un mesetto saremo chiamati a votare per il referendum sulle trivelle; i titoli di uno slargo (“Piazzetta della cittadinanza attiva”) e di una gelateria (“Gelida voglia”); un gazebo domenicale con i leghisti (a Matera !!!) impegnati in grande solitudine – nel senso che non se li filava nessuno – su due fronti (“Renzi a casa” e “La difesa è sempre legittima”); il potente e rallegrante scampanio di una domenica mattina nelle chiese del centro; gli spaghetti “alla Mel Gibson” (in un locale dove il regista si rifocillava girando la sua “Passione”); la luce del tramonto sulle pietre; una libretia dove comprare il “Cristo” di Levi e, magari il “Cristo” di Pasolini.

Matera, insomma, merita.

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