USA: SPIONI IN AMICIZIA

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“A meno che non vi sia uno stringente motivo di sicurezza nazionale, non monitoreremo le comunicazioni di capi di Stato e di governo amici e alleati”. Così il Dipartimento di Stato USA dopo le notizie sulla intercettazioni telefoniche di Silvio Berlusconi al termine delle quali l’allora premier italiano fu costretto a dimettersi.
Una vicenda (questa su Silvio) che al di là del divertimento di sicuro provato da chi gli intercettava le telefonate, mi pare decisamente grave.

E una “assicurazione” (questa del governo USA) anch’essa grave: inaccettabile nei rapporti fra democrazie che vogliano stare allo stesso livello. Ovvio che, e chissà da quando, capi di Stato e capi di governo – italiani ed europei – continuano a essere quotidianamente spiati. E, of course, ricattati. Giusto fare tutti finta di nulla?

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