CORRUZIONE E GUERRE TRA POVERI

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Andare in pensione dopo una vita di lavoro, e di tasse sempre pagate, ed essere accusati di “privilegio”. Assistere al (vittorioso) tentativo di mettere in guerra, l’una contro l’altra, generazioni di poveri. Ascoltare che è colpa dei “protetti”, se i giovani di oggi non avranno mai quei “privilegi” (esempio: una pensione … normale). Provare rabbia davanti al continuo tentativo di definire “privilegio” ciò (ad esempio il famoso, oggi famigerato, “welfare”) che in una democrazia era giudicato come un “diritto”, da estendere sempre più. Continuare a non trovare normale la vittoria, culturale prima che politica, di un neo-liberismo che ormai (salvo la reazione, unica, di Papa Francesco …) ha sconfitto antichi concetti come “lotta”, “giustizia”, “solidarietà”, “progresso” per far vincere ben altre parole d’ordine.

Salvo poi leggere, a corredo dell’ennesima inchiesta su nuovi fatti di corruzione, un fondo di Sergio Rizzo (Corsera odierno. Titolo: “Il costo del Paese illegale”) con i (noti) calcoli di un economista serio, Mario Baldassarri. Se nei 13 anni compresi fra il 2002 e il 2014 – spiega e non da ora Baldassarri, certo non un pericoloso comunista – si fossero combattute con serietà ed efficacia corruzione ed evasione fiscale, il Pil reale italiano sarebbe oggi superiore del 17 per cento a quello attuale. Con una riserva di risorse, anche per lo Stato, capace – aggiungo – di sostenere un welfare (previdenziale, assistenziale, scolastico, sanitario …) oggi accusato, al netto di “furbizie” e storture certo criticabili, di ogni nefandezza.

Tornando alle pensioni, sere fa mi è capitato di discutere con un collega, più giovane, proprio attorno all’ingiustizia della “guerra fra poveri” cui il pensiero ormai unico tenta di contrapporre chi (“privilegiato”) ce l’ha fatta ad andare in pensione e chi (“per colpa vostra”) una pensione dovrà farsela, se mai ci riuscirà, solo grazie alle assicurazioni private.

Premessa la giusta necessità di lottare contro sprechi e contro chi comunque, su un welfare malato, se n’è approfittato ritagliandosi in effetti situazioni di sconcertante privilegio, difficile far presente come un nemico comune, nel confronto generazionale, sia da cercarsi nel gigantesco furto provocato da corruzione ed evasione. Difficile ogni appello all’obbligo che debba essere la Politica (P maiuscola), su questi temi, a ritrovare credibilità attraverso soluzioni di giustizia e superando la tendenza, oggi vincente, che ogni soluzione possa e debba venire solo dal “mercato”.

Difficile: anche la politica, fra un tweet e l’altro, si è arresa nel derubricare in “privilegio” ciò che fino a ieri era considerato, banalmente, “diritto”.

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