TRIVELLE, TUBI, GENOVA E FRANCESCO

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“Chissà – scrive un amico su Facebook – se il tubo si fosse rotto una settimana prima”. Si riferisce alla rottura del condotto, alla periferia di Genova, con la fuoruscita di quintali di petrolio che hanno inquinato un corso d’acqua, rischiato di finire in mare, costretto lo Stato a spendere per interventi d’urgenza (e speriamo che ai privati, responsabili, vengano addebitate tutte le spese. Non mi meraviglierei non accadesse …). E si riferisce alla settimana che precedeva il referendum di domenica scorsa: una consultazione sulle trivelle, e sulla confermata debolezza del bene comune rispetto ai profitti privati, dove il quorum non è stato raggiunto anche se sarebbe ingiusto non considerare comunque positiva la partecipazione di quasi 16 milioni di italiani.

Me lo sono chiesto pure io, come presumo altri, e la risposta è facile: se quel tubo di fosse rotto qualche giorno prima e le immagini del piccolo disastro ambientale fossero state viste in tempo per il voto, l’esito sarebbe stato certo diverso. Un po’ come accaduto sul referendum per il nucleare (2011) quando il superamento del quorum fu certo aiutato dal disastro nella centrale nucleare giapponese avvenuto qualche mese prima.

L’emotività al posto della razionalità mentre, specie sull’ambiente, è la razionalità che dovrebbe farci muovere se davvero fossimo cittadini adulti e dunque consapevoli della necessità di tenersi sempre informati.

Un motivo in più per leggere, o rileggere, la “Laudato Sì”, enciclica di Papa Francesco “sulla cura della casa comune”: un testo che ripete spesso l’invito – sulle grandi questioni globali ma anche su quelle locali – a informarsi, esercitare i diritti, cercare di comprendere. “Conviene evitare una concezione magica del mercato – scrive Francesco – che tende a pensare che i problemi di risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui”.

Non dovrebbe esserci bisogno, per aumentare la nostra consapevolezza ecologica, di piccoli tubi che si rompono o di grandi centrali che scoppiano.

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