IL TEPPISMO DEI RAGAZZINI. E NON SOLO.

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Sul teppismo dei ragazzini che a Casalguidi di Pistoia hanno pestato un vecchio (notizia diventata virale ma presto sbattuta quasi in secondo piano dall’altra sul diciassettene che in una scuola abruzzese ha accoltellato un compagno), stamattina mi hanno cercato da un quotidiano nazionale. Volevano sapere se ero disponibile per un approfondimento sul luogo. Nulla di più facile, visto che abito a pochi chilometri dal paese dell’agguato e visto che qualche contatto, lì, posso pure averlo.

Sono stato però molto lieto nel declinare subito la richiesta. Chi mi ha cercato, non sapeva che da anni ormai non ricopro più un certo ruolo e che, dunque, era corretto rivolgersi a chi quel ruolo lo ricopre adesso. Dunque ho “sbolognato” ad altri, in pochi secondi, un compito che in altri tempi mi avrebbe reso professionalmente “soddisfatto”.

Sarà che davvero sto invecchiando e che presto potrei essere nelle condizioni di quella persona, anziana e con un bastone da invalido, aggredita senza motivo, in stile “Arancia Meccanica“, da una banda di bambini che potrebbero essere stati suoi nipoti.

Sarà che non riesco a capire come sia possibile utilizzare i social in modo così sconsiderato (il video dell’aggressione era stato postato su un social, come un trofeo di triste “vittoria”) da millennials abilissimi nello “spippolamento” ma assai fragili sul fronte delle responsabilità.

Sarà che temo la incapacità, in quei ragazzini, del rendersi conto di quanto grave sia stato il loro comportamento da teppismo 2.0. Sarà che temo di presumere una certa loro “allegria” nel sentirsi protagonisti e nel vedere il loro video girare su social o testate giornalistiche anche importanti. Sarà che non vedo punizioni adeguate.

Sarà che ho, a mia volta, due nipoti (per fortuna ancora davvero bambini) e mi tengo dentro un grande timore per il mondo che troveranno e che, noi adulti, maestri di teppismo, abbiamo loro costruito. Sarà che a pochi km da Casalguidi, nella zona del cuoio, tra Fucecchio e Santa Croce sull’Arno, stimati “imprenditori” sono stati beccati a riciclare denari della ‘ndrangheta.

Sarà che provo inutile sconcerto sapendo quale sia il regalo oggi più gettonato per i piccoli che, come mia nipotina, stanno per ricevere la Prima Comunione: “il giorno più bello della tua vita” (si mentiva, con questa retorica, già decenni fa) oggi è atteso – temo e vorrei tanto sbagliare – non tanto per ricevere l’Ostia quanto per avere l’ultimo, potente e costoso, smartphone che alle creature sarà messo in mano senza istruzioni per l’uso.

Sarà per questo, sarà per altro. So bene che non tutto è così buio, che esistono certo luci così come la foresta che cresce non fa il rumore dell’albero che si abbatte. Figurarsi se non lo so. Ma sono stato lieto di non aver seguito, da cronista, questa piccola storia di violenza ordinaria: che si unisce a tante altre (compreso il riciclaggio di denaro sporco effettuato da imprenditori del cuoio) formando una melma da cui – famiglie e scuola, parrocchie e circoli – chissà quando e come troveremo la forza, la capacità, la dignità per uscire.

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