REFERENDUM: CATTOLICI E POLITICA

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Non so certo come potrà evolversi la complessa situazione, istituzionale e politica, in cui adesso, dopo il referendum costituzionale, ci troviamo. Votando un consapevole e motivato “NO” ho contribuito a crearla. E se da un lato, quello istituzionale, sono contento che la riforma (pasticciata e dunque dannosa) sia stata bocciata, dall’altro sono fortemente ri-attirato da una politica che mi auguro sappia, e voglia, dare non il peggio ma il meglio di sé. In direzione non di interessi privati o di furbizie comunicative ma del bene comune: direzione, decisamente, controcorrente.

Dopo una lunghissima campagna referendaria che ha diviso, e lo ha fatto in modo rissoso, proprio su ciò che dovrebbe unire (le regole del gioco, la Carta costituzionale) c’è adesso bisogno, nell’intreccio fra istituzioni e politica, di recuperare equilibrio e saggezza: moderazione e mediazione. Urlare meno, cercando di pensare.

La presenza, al Quirinale, di un uomo equilibrato e saggio – tutti lo diciamo, qualcuno credendoci davvero altri pensando ad altro – rassicura e motiva. Un uomo, Sergio Mattarella, non a caso formatosi attorno ai capisaldi di quel pensiero sociale che oggi, e da parti insospettate, viene rimpianto proprio considerando la sua sostanziale scomparsa dalla scena pubblica italiana. Pochi giorni fa fu Ernesto Galli della Loggia, sul Corsera, a mettere in stretto collegamento l’emergere di certi “populismi” con il vuoto lasciato da una presenza organizzata dei cattolici italiani in politica e del pensiero sociale proposto dalla Chiesa.

Impossibile, ovvio, riempire quel vuoto attraverso formule del passato (oggi del tutto improponibili); impensabile riempirlo in tempi veloci. Chissà a quali altre “barbarie” dovremmo assistere prima che possa tornare una stagione e una ragione come quelle, esempio, che fecero convincere tanti di noi ai tempi dell’iniziale “Ulivo”: con un serio dialogo fra le parti migliori di culture politiche diverse ma, appunto, unite nel dar vita a un moderno esperimento di riformismo progressista.

D’altra parte nella stessa Chiesa di Francesco, in quanto tale estranea alle vicende contingenti della politica politicante dei singoli Paesi, non mancano forti inviti, rivolti ai laici, affinché riprendano, dal basso delle comunità locali, la voglia di un impegno politico serio, strumentale solo alla ricerca del bene comune: impegno politico che, per essere significativo, non può che basarsi su formazione e spiritualità. Cardini centrali e oggi “stravaganti” davanti a un ceto politico selezionato su capacità “battutare”, aspetto fisico e soprattutto obbedienza cieca a un capo che comanda da solo.

In tutto questo, e in un contesto nazionale nel quale si muovono varie e analoghe iniziative di riflessione, può risultare interessante un appuntamento romano, sabato 10 dicembre, legato alla assemblea ordinaria di una piccola associazione di cultura politica (Collegamento Sociale Cristiano – Amici di Supplemento d’anima) nata in Toscana negli anni Novanta, presente in varie realtà d’Italia e operante su input del suo fondatore, il vescovo emerito di Prato mons. Gastone Simoni.

Gli adempimenti statutari saranno preceduti (ore 10:30) da una riflessione, di evidente attualità, tenuta da Marco Tarquinio direttore di “Avvenire” su “Cattolici e politica in Italia dopo il referendum del 4 dicembre”. Parlerà anche mons. Gastone Simoni. L’appuntamento è nell’Istituto dei Salesiani in via Marsala 42 (proprio davanti all’uscita della stazione di Roma Termini). L’ingresso, a questa parte dei lavori, è libero.

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Autore

Mauro Banchini

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