RAZZISMO. UNA ORDINARIA STORIA DI

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Tu non sei razzista, sei solo stronzo”. Penso che a volte il concetto di razzismo sia usato a sproposito e non amo usare parolacce, ma queste due, in questa storia, ci stanno bene entrambe.

Pochi giorni fa, in un paese nella campagna toscana, vicino a quello dove abito io, in una classe elementare, alla vigilia di quella sciocchezza chiamata Halloween. Me la racconta – questa piccola storia infame di bambini innocenti e di genitori, appunto, “non razzisti ma solo stronzi” – un collega nonno. Uno che conosco bene. Della verità del suo racconto so di potermi fidare.

Gli anni scorsi – questa la storia – i genitori musulmani di una bambina che frequenta quella classe non le avevano mai fatto festeggiare la demenzia di Halloween. La piccola ci rimaneva male, visto che tutti i suoi compagni di scuola, quelle sere, si divertivano a mascherarsi.

Quest’anno di grazia 2018, chissà perché, quei genitori si sono fatti convincere e la piccola, in classe, ha cercato qualche compagno o compagna con cui, poche ore dopo, unirsi nel “divertimento”.

Ricerca inutile. Nessuno, fra quei bambini che evidentemente nelle loro case sentono e assorbono certi discorsi, ha voluto unirsi a una compagna che, peraltro, trova sempre difficoltà pure a essere invitata alle festicciole di compleanno degli altri. I genitori, intuibilmente al 99 per cento cattolici, e qualcuno di loro, ritengo, pure praticante, si giustificano, per i non inviti, sostenendo che la piccola “non mangia come i nostri” e che non vogliono (sic) “metterla in difficoltà“.

Pare – così chiude quel nonno – che la sera di Halloween, a suonare campanelli con la zolfa dello “scherzetto/dolcetto”, la piccola sia andata, triste, da sola. Con il babbo.

Ecco. Ditemi voi se il “tu non sei razzista, sei solo stronzo” non si applica bene anche ai genitori di quei bambini di un paesino civilissimo nella campagna toscana. A parlarci ritengo si vergognerebbero per questo loro comportamento. Forse si. O forse no. Chissà.

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