PROFUGHI IN MONTAGNA: UN CORO

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Ho due motivi per trovare entusiasmante il progetto promosso dalla associazione Piero Farulli onlus per creare un “coro interculturale” capace di unire, grazie al linguaggio della musica, profughi extracomunitari e persone residenti su monti e crinali del Mugello, in Toscana. Il primo motivo si chiama Donald Trump: il nuovo presidente USA (che, per la verità, non si è imposto attraverso un golpe ma è stato … democraticamente eletto dai cittadini statunitensi). Il secondo risiede nel mio essere montanino: nel conoscere cosa possano essere le difficoltà – ma anche le opportunità – del vivere in “terre alte”.

Anche io, quando salgo sui monti sopra Pistoia, vedo (come non vederli?) questi giovani uomini dalla pelle nera arrivati in Italia sfuggendo guerre e violenze, povertà e sfruttamenti, spediti pure in ambienti montani isolati anche per chi vi risiede. Li vedo bighellonare su strade e in piazze (quanto opportuno sarebbe, per noi ma anche per loro, un radicale cambio di atteggiamento nel nostro sistema di accoglienza …), li vedo zizolare dal freddo (il freddo acuto, esempio, nella Valle del Reno dove una vecchia e cadente abitazione è stata, chissà come, rimessa in piedi per “ospitare” un gruppo di neri). E sono fra quelli che pensano come sarebbero opportune, e intelligenti, iniziative serie per far “fruttare” questo tipo di presenze fra noi.

Un progetto l’ho appena scoperto. Me ne aveva parlato Stella Targetti, già vicepresidente di Regione Toscana, e poche ore fa mi sono aggiunto alla lista delle persone (al momento attuale una quarantina) che donando qualche euro attraverso una piattaforma di crowdfunding hanno la possibilità di farlo partire.

La “Piero Farulli”, associazione che opera per custodire l’eredità morale del maestro Piero Farulli fondatore della Scuola di Musica di Fiesole, propone, in concreto, un coro musicale composto da popolazione locale e rifugiati. Avvalendosi della voce, strumento di cui tutti siamo dotati, l’idea del coro interculturale si basa sullo scambio, alla pari, delle tradizioni reciproche: in modo da permettere a noi di conoscere la ricchezza culturale di cui sono portatori i migranti e a loro di arricchirsi con le nostre tradizioni e le nostre musiche; facendo oltretutto pratica della lingua italiana. Chiunque può essere co-protagonista in questa avventura: non sono richieste conoscenze della musica, non ci sono limiti di età, la partecipazione è gratuita.

Occorre un minimo di ricorso a figure professionali (un direttore di coro esperto, un vocalista pianista accompagnatore, un maestro sostituto trascrittore): ma occorrerà anche provvedere all’acquisto di strumenti e leggii così come dovranno esserci spese di assicurazione e di trasporto in vista dei concerti pubblici previsti. Per tutto questo è stimata una spesa di 9 mila euro ed è stato attivato, tramite Eppelà e insieme alla Fondazione “Un cuore si scioglie” onlus, uno specifico procedimento di finanziamento collettivo: in 38 (da stamani ci sono anche io) abbiamo raccolto quasi 3 mila euro ma c’è ancora un mesetto di tempo. Le quote vanno dai 5 fino ai 500 euro e nel mezzo ci sono “tagli” da 10, 20, 40, 60, 70 e 150 euro. “Libere voci da mondo“, questo il titolo.”Un coro interculturale per imparare a vivere insieme” il sottotitolo.

Combattere isolamento e diffidenza cantando insieme. Reagire alla paura con quel linguaggio, la musica, che non conosce barriere. A me questa idea è piaciuta.

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Autore

Mauro Banchini

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