LA PISTOLA DI GABER (E I “PISTOLA” CHE SIAMO NOI)

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Chissà se il “truce” Salvini, l’uomo che ama la pistola, ha mai ascoltato qualcosa di Gaber. Da come è venuto fuori – il Salvini che cominciò con l’essere “comunista padano” finendo per diventare una macchietta (una sorta di Mauro Corona della paura) che come tutte le macchiette (specie quelle pericolose. E non è questo il caso di Corona) finirà per essere sconfitta – da come è venuto fuori, penso proprio che Gaber, il Salvini, non l’abbia mai ascoltato.

Può però cominciare, da ottimo difensore delle famiglie tradizionali (degli altri) accompagnato dalla sua nuova fiamma fiorentina dal nobile casato, può cominciare oggi.

Io sono nessuno, ma al “truce” consiglierei –proprio  oggi – due brani. Il primo racconta di una pistola. Anzi di un uomo che, per difendersi, compra una pistola. Il brano ha una quarantina di anni. E una grande attualità. Specie il giorno dopo l’approvazione, in Parlamento, della (inutile) legge sulla (cosiddetta) “legittima difesa”.

In sintesi: un uomo impaurito per “questi nostri tempi di sconvolgimenti” pensa “che la gente si difenda da sola”. E compra una pistola: una 7,65 automatica (“canna corta, grilletto cromato, con scatto dolce”).

Per sicurezza – lui che “neanche agli uccellini” ha mai sparato una sola volta – la tiene sempre in tasca. A un certo punto avverte il bisogno di fare pipì: entra in un “orinatoio” (l’unico dettaglio, almeno in Italia, fuori tempo). Quello che accade, a noi che amiamo Gaber, è chiaro. Se ha un po’ di tempo libero, il “truce” se lo guardi il brano.

E subito dopo ne guardi anche un altro di video. Gaber iniziò a portarlo in scena all’inizio degli anni Novanta. Si intitola “La paura”. Racconta di un uomo, pure lui impaurito. Cammina di notte, nel centro di Milano. E’ da solo (oggi situazione credo impossibile) e si vede venire incontro un’altra persona. Le mani dell’altro “stringono al petto qualcosa di poco chiaro”. E all’uomo impaurito la paura aumenta sempre più: pensa di state per imbattersi in un “ladro” o in un “assassino” o in uno “strangolatore solitario”. Lo crede, comunque, un “nemico”. Accelera il passo, terrorizzato, per scoprire, incrociandolo, che il “nemico” è “soltanto un uomo”: che gli sorride con un mazzo di fiori in mano. “Mi ha sorriso – chiude Gaber – come fossimo due persone”.

Capito, “truce” Salvini? Ma, soprattutto, capito tutti noi – così spesso “pistola”, nel senso lumbard – per i quali il Parlamento ha approvato una (inutile) legge che ci consente di armarci (con una pistola) e di partire (verso il vuoto)?

PS)- “I Paesi in cui sono state approvate leggi criminogene, più che scoraggiare i malviventi li hanno resi sempre più violenti e armati“. (Francesco Occhetta, gesuita, scrittore di Civiltà Cattolica)

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