PISTOIA E LA SCUOLA DI PAPA FRANCESCO

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C’è qualcosa di (potenzialmente) enorme che sta entrando a Pistoia. Con tutte le caratteristiche per dare, alla città “del silenzio”, una “scossa” salutare. Come ciò sia accaduto, come cioè papa Francesco abbia pensato proprio a Pistoia come sede italiana di una Fondazione globale da lui fortemente voluta (“Scholas Occurrentes”, ovvero “scuole del dialogo”) è un piccolo mistero.

La cosa certa è che l’annuncio venne dato a marzo e che fu una sorpresa. Sono passati neppure 9 mesi e stamani, 10 dicembre, è stato firmato il protocollo fra il vescovo Fausto Tardelli e Josè Maria del Corral intimo amico di papa Bergoglio nonché direttore generale delle “Scholas”, una fondazione internazionale di diritto pontificio, attiva in 190 Paesi del mondo dove associa qualcosa come 445 mila scuole e reti educative.

Pistoia è stata dunque scelta come sede italiana di un progetto davvero globale. Qui, in un antico convento di monache Benedettine, nel centro storico, presto troverà spazio una scuola per formare i formatori: giovani in arrivo dal mondo che potrebbero portare una ventata di freschezza e di innovazione. Valore aggiunto interessante per una realtà spesso dipinta come frenata (di pochi giorni fa una polemica scaturita da un articolo, su una rivista di cultura giovanile, che rilancia lo stereotipo di “Tristoia” per ironizzare su un luogo dove non accadrebbe mai nulla di interessante).

Il primo a essere stupito era parso, in primavera, proprio il vescovo Tardelli che anche adesso, esprimendo comunque “ampia soddisfazione” per questa novità, indica “l’inizio di una esperienza nuova” aggiungendo di non sapere “dove ci porterà” ma anche sottolineandone, più volte, non solo l’importanza ma anche la bellezza. Fra le mura di un notevole convento di clausura oggi abitato da poche religiose, una delle quali di origine argentina, arriveranno giovani da tutto il mondo per prepararsi a diventare a loro volta formatori nello specifico educativo di questa realtà: attraverso il dialogo, l’incontro, la conoscenza di sé, i linguaggi universali come la musica e l’arte.

Non mancheranno ricadute locali. Nelle scuole e nelle piazze, nelle strade e nelle associazioni cittadine – ha aggiunto Edoardo Baroncelli, direttore dell’ufficio diocesano cui sono affidati i rapporti con la scuola e l’educazione – “Scholas Occurrentes” lavorerà su progetti comuni per “prevenire il disagio giovanile e studiare percorsi educativi in grado di promuovere la cultura dell’incontro attraverso attività artistiche, sportive, tecnologiche, culturali, formative”.

Un assaggio del metodo di questa esperienza educativa, originata a Buenos Aires nel 2001 su input dell’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, lo si è potuto vedere in Seminario: un gruppo di ragazzi stranieri (prevalente, come lingua, lo spagnolo) si è unito ad alcune classi di scuole pistoiesi con una animazione coinvolgente a suon di musica, sollecitazioni a prendere la parola, matè (bevanda tipica del Sud America).

Una parola assai praticata nelle “Scholas” (riconosciute in Italia dal MIUR come formazione/lavoro) è “ascolto”. E’ quella caratteristica che, nella Buenos Aires di inizio del millennio, portò un sacerdote chiamato Jorge e il suo amico Josè a mettere insieme giovani argentini di religioni diverse (ebrei, cattolici, musulmani) “per cantare, suonare, parlare, dipingere, condividere le loro differenze e, così, rompere anche certi loro pregiudizi”. Presentarono – ha ricordato Josè – anche una proposta di legge al Congresso argentino. Un mese dopo venne votata all’unanimità. Chiedevano, quei giovani, solo di essere ascoltati. Volevano, nelle scuole, una educazione che avesse a che fare con la vita, che desse loro senso. Volevano, certo, studiare ma “per imparare a vivere non per far bene un compito”.

Scholas ha, oggi, sedi operative in Argentina, Messico, Paraguay, Spagna, Portogallo, Haiti, Mozambico, Romania, Panama, Colombia e Giappone. E adesso, dopo Città del Vaticano, ecco Pistoia.

Dal piccolo vicolo di San Michele in Pistoia, sede del monastero, alla Barbiana di don Lorenzo Milani si arriva in poco più di un’ora. “Da insegnare ci sono tante cose – disse due anni e mezzo fa papa Francesco, salito a Barbiana per chiedere scusa a don Milani – ma quella essenziale è la crescita di una coscienza libera, capace di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in essa guidata dall’amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune”. Don Milani: con la  “sua” scuola seppe mettere al centro i ragazzi.

PS)- Pistoia è l’unica città toscana dove da secoli un papa non mette piede. Chissà …

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