PADANIA INDIPENDENTE: UN PRIMO TASSELLO?

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A proposito di referendum in Padania. Mi pare singolare che la grande informazione non faccia caso, specie ora che i veneto-padani hanno votato, su quanto scrive lo Statuto della Lega Nord (articolo 1) sulla sua finalità: “il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”.

Non è lo statuto di Bossi: è quello di Salvini, approvato due anni fa (12 ottobre 2015) e scaricabile dal sito del movimento chiamato, in modo ufficiale, Lega Nord per l’indipendenza della Padania”.

Si potrà obiettare che negli statuti sono scritte solo fesserie cui non si deve prestare attenzione. Ma qui si sta ragionando non si una bocciofila ma di una forza politica che governa due regioni e si candida, in coalizione con altri, a governare il Paese intero (l’Italia, non la Padania); un partito con esponenti nelle massime istituzioni dello Stato (italiano) e che deve essere valutato anche per quello che, nel suo Statuto, si promette di fare.

Milioni di lombardo-veneti hanno detto “si” a un percorso istituzionale, previsto dalla Costituzione (italiana) verso “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. Ma il partito dei due presidenti, Maroni e Zaia, si propone non una maggiore autonomia per Lombardia e Veneto bensì la “indipendenza” di una non meglio definita “Padania” e il suo “riconoscimento internazionale” come “Repubblica Federale indipendente e sovrana”.

Se le parole hanno un loro significato, qui – in prospettiva – siamo vicini alla Catalogna. Altro che articolo 116 terzo comma della Costituzione (italiana).

Dunque la domanda è una: chi prende in giro chi? Ma ce ne sarebbe pure un’altra: perché i grandi media non hanno parlato, almeno fino ad ora, di questo piccolo “dettaglio”?

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Autore

Mauro Banchini

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