L’ODIATORE DI ROBERTO BENIGNI

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Il giorno che schiatta quella merda secca torno in Italia per andare al suo funerale che sarà di certo in chiesa“. Lo ha scritto un tale commentando un post che TV Prato ha oggi messo su Facebook. La tv pratese ha oggi dato notizia che Roberto Benigni era dovuto rientrare a Prato, pochi giorni dopo il funerale del cognato, per partecipare a un altro funerale, quello di una zia quasi novantenne. A corredo la foto di un Benigni addolorato.

Non mancano, fra i commenti, anche altre oscenità nei confronti dell’attore. Né, per fortuna, mancano critiche a chi ritiene normale utilizzare lo spazio pubblico di un social così diffuso per offendere in modo così gratuito e inutile una persona, sia pure pubblica, in un momento di dolore dopo la morte di un parente.

Anche io – confesso – stavolta non ho fatto a meno di intervenire (in genere sorvolo rapidamente questo tipo di post). Mi sono fatto forza davanti a un sostanziale schifo, e alla conseguente pena per chi ha scritto quelle parole: ho chiesto, a quel tizio, se davvero, potendosi trovare davanti a Benigni, avrebbe avuto il “coraggio” (ma il termine non è giusto. Meglio “sfrontatezza”) di rivolgergli espressioni così volgari.

Magari mi risponde o magari no. Non mi interessa. Ma al di là del piccolo episodio specifico, la vicenda testimonia bene, purtroppo come un’infinità di altre analoghe, l’ambivalenza del potere enorme che a tutti noi è dato con i social.

Un potere incredibile (dire la nostra potendo farlo sapere in tempo reale a un pubblico pressoché infinito) che troppo spesso non siamo in grado di gestire restando immiseriti nelle nostre piccole frustrazioni quotidiane. E nella grande melma che odora di cattivo. Come comportarsi se in un social ci si imbatte, e capita spesso, in parole di odio?

Ottima, come contrappasso, la lettura di alcuni testi. Ne indico due: “Le parole sono ponti. Comunicare bene per rispettarsi” di Francesco Muzzarelli (EMI 2017) e “La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social, sui media e in pubblico” di Bruno Mastroianni (Franco Cesati 2017).

Dubito che l’odiatore seriale di Roberto Benigni sappia o voglia leggere. Ma magari, con il tempo e anche ridendo con Napalm51 di Maurizio Crozza, pure lui ci arriverà: a rendersi conto che i social potrebbero essere usati anche in modo, diciamo, migliore.

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Autore

Mauro Banchini

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