UN NONNO CHIAMATO MANSUETO

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“Ma io non vorrei finire questo racconto senza far memoria di un nonno, il Signore ha chiamato don Mansueto, al quale io volevo tanto bene; che lui dal cielo ci insegni ad ascoltare i nonni e parlare con i nonni. Aveva un nome buono, la mansuetudine. Che lui ci insegni. E vi invito a pregare una Ave Maria per lui”.

Sono le parole che questa mattina, incontrando i ragazzi di Azione Cattolica per gli auguri di Natale, papa Francesco ha usato nei confronti di mons. Mansueto Bianchi già vescovo di Pistoia e poi scelto, dallo stesso Francesco, come assistente generale proprio di Azione Cattolica. Dopo aver invitato i ragazzi a “parlare con i nonni e ascoltare i nonni”, invitandoli a ripetere per due volte questa particolare consegna, Francesco ha citato, in Mansueto Bianchi, un “nonno” particolare.

Devo a due colleghi la comunicazione di questa notizia che contribuisce a mantenere vivo il ricordo di quel vescovo, Mansueto, morto troppo presto ai primi dello scorso agosto, con il quale ho avuto la fortuna di collaborare, come direttore dell’ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali, per quasi tutto il periodo nel quale lui ha prestato servizio presso la Chiesa di Pistoia.

E siccome diventai nonno, la prima volta, proprio nella primavera 2008 quando mi capitava di sentirlo almeno una volta al giorno, ricordo molto bene la simpatia delle parole che Mansueto seppe rivolgermi (sempre sul filo dello scherzo. A mons. Bianchi piaceva molto sorridere e anche ridere) quando, appunto, gli dissi che ero diventato nonno. Idem poco più di due anni fa, quando mi capitò di aggiornarlo sulla raddoppiata condizione di “nonnitudine”.

Con Mansueto Bianchi eravamo, in pratica, coetanei: sentire che Francesco, oltre a ricordarne il nome “buono”, lo parifica a un “nonno” e gli chiede di aiutare i bambini ad ascoltare i nonni oltre che a parlare con i nonni … beh, a me nonno, un bell’effetto, in effetti, lo fa …

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Autore

Mauro Banchini

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