NICCOLAI: L’UOMO CHE TI CHIAMAVA “FRATELLO”

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Quando, nel giugno 1977, il piombo terrorista ferì Giancarlo Niccolai, dirigente della DC pistoiese, nella piccola città dove i democristiani erano da sempre minoranza, il clamore fu grande. Ricordo bene che nelle prime notti passate da Giancarlo in ospedale, facemmo a turno – da via De’ Rossi, storica sede del partito – a passare le notti con il nostro amico. Un turno capitò anche a chi scrive: allora non iscritto al partito ma, nonostante questo, chiamato a dirigere l’ufficio Formazione.
Con Giancarlo Niccolai, in seguito, non mi mancarono “questioni”. Fui appassionato sostenitore della candidatura, a Niccolai alternativa, del mio grande amico Massimo Braccesi che venne poi eletto, sostituendo Niccolai, in Consiglio Regionale. Diciamo che Niccolai non dimenticò mai questo, anche se poi l’inevitabile passare degli anni consentì coloriture perfino amichevoli, e divertite, di quei, sempre più lontani, ricordi.
Capitò spesso di rivederlo (impossibile non imbattersi in Giancarlo Niccolai, e nella sua bicicletta, girando per Pistoia) nonostante la mia frequentazione politica, finita la DC e iniziata l’esperienza del PPI e poi della Margherita, fosse già transitata su Prato.
L’ho trovato, ci ho parlato, scherzato, chissà quante altre volte: a teatro e in convegni, a manifestazioni e per strada, in spazi civili ma anche ecclesiali. Fino a ieri l’altro.
Quando, stamattina, su Facebook ho letto che era morto, ho provato dolore. Un dolore sincero. Non potrò neppure andare nella sua Pistoia a dargli un saluto estremo.
Sarà difficile scordarlo, nei suoi pregi e nei suoi limiti (chi, fra tutti noi, non ha pregi e insieme limiti?) così come non riesco a dimenticare tanti altri amici che incontrai dalle parti di via De’ Rossi e che oggi sono passati oltre. L’elenco, purtroppo, è lungo. Ciascuno con la sua caratteristica e con il suo stile. Ciascuno con le sue scelte di “area”. Ma tutti, in genere, collegati da un filo comune: la passione per un progetto più grande, la voglia di stare dentro un disegno più vasto, l’amore per la politica.
Non sarebbe male se qualcuno a Pistoia, prendendo spunto da questa ultima morte, organizzasse un “qualcosa” per fare memoria dei tanti cattolici pistoiesi impegnati in politica nel cinquantennio che ha seguito la fine della guerra mondiale. Magari a qualche giovane di oggi potrebbe pure venire voglia di farla ancora, politica. Chissà …
Nella sua non breve vita, Giancarlo Niccolai di iniziative se ne è inventate tante. Quando venne gambizzato era responsabile dei GIP (Gruppi di Impegno Politico), struttura di intermediazione fra partito e luoghi del lavoro. Fino a pochi mesi fa è riuscito (mi sono sempre chiesto come diavolo facesse …) a portare in città personaggi di importanza mondiale per le sue iniziative nel nome di Giorgio La Pira. Dopo l’ultima edizione mi telefonò per “rimproverarmi”, a suo modo, per non essere stato presente alla manifestazione. Mi chiamava ancora, come credo chiamasse tutti, con l’appellativo di “fratello”.
I suoi aggressori (e per 41 anni ha portato nel suo corpo i segni evidenti di quella violenza) lui li perdonò subito, anticipando quel percorso di “giustizia riparativa” poi intrapreso, fra gli altri, da Agnese Moro e Adriana Faranda.
Di lui, certo, un sacco di cose si ricorderanno. Chissà mai, nella povertà dei giorni in cui oggi ci è dato vivere anche per quanto riguarda la politica e le istituzioni pubbliche, se potrà tornare qualcosa di analogo a quel progetto e a quel disegno di cui sopra.
Nulla, certo, potrà mai tornare esattamente com’è stato. La storia non si ripete uguale. Ma forse qualcosa, in un contesto così cambiato e che cambierà rapidamente ancora di più, potremo e dovremo trovarlo. Per ricollegare, alla politica, quella passione che ha caratterizzato la vita del Niccolai. Quello che gli altri li chiamava “fratelli”.
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