LA MUSICA DEL MONACO MURATORE

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“… Tutti siamo frammenti di una musica unitaria, quella delle origini … Se solo avessimo l’orecchio per udire, ci sarebbe possibile udire la bellezza, entrare in relazione, liberarci da ogni bruttura … Tutto ciò che esiste ha una canzone e Colui che ha creato, in una sola canzone possiede tutto …”. Guidalberto Bormolini, monaco, costruttore di strumenti musicali, artista, muratore e chissà quant’altro ancora, non passa inosservato. Costringe sempre chi lo ascolta a muoversi su piste diverse, spiazzanti, rispetto a quelle in cui si è soliti camminare (o sostare).

Una prova ulteriore l’ho avuta ieri sera, al Verdi di Firenze, dove con Armando Torno e il maestro Daniele Rusticoni ha dato vita a una breve, intensa, riflessione su “musica e spiritualità”. Pochi minuti dopo l’Orchestra Regionale della Toscana avrebbe offerto un concerto “di carnevale” con musiche di Mozart (“qualunque cosa scritta da Mozart è toccata da Dio”, parola del maestro Rusticoni), Castelnuovo Tedesco, Bach.

E oggi, in un giorno ormai ignorato dalla stragrande maggioranza di noi che con “ceneri” e “polvere” nulla vogliamo avere a che fare, mi piace riprendere in mano gli appunti presi su una bella conversazione attorno alla “forza trasformatrice della musica”, alle “voci differenti che si uniscono in una sola armonia”, alla “musica che fa viaggiare la mente”.

Serviva, quella conversazione, per presentare – la prima volta a Firenze – ciò che padre Bormolini con i suoi “Ricostruttori” sta realizzando sui monti di Prato chiamati Calvana: un “hospice” per dare casa, nell’armonia del Creato e dunque della bellezza, a chi è affetto da patologie considerate inguaribili. “Riportiamo la vita in un borgo abbandonato per insegnare – scrive un depliant – che la morte non è l’opposto della vita, ma una porta per un’altra vita”. Bormolini e tanti volontari stanno restituendo vita a una frazione ormai lasciata andare. Sarà un villaggio ecologico, anche alla luce della Laudato sì, con una dozzina di case recuperate e una cascina comune. Entro un anno il sogno del monaco muratore potrà essere realtà. E qualcosa si inizia già a vedere, basta andarci.

Un rapporto, musica/spiritualità, da tener presente magari aiutati da una Quaresima che non sarebbe male riscoprire nei suoi significati profondi. Lo ricordano i Salmi (“I prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di messi: gridano e cantano di gioia“). Lo ricorda una mistica come Ildegarda con il suo “tutti cantano, l’unico a non cantare è il nemico”. Lo ricordava pure il vecchio William, quello che di cognome fa Shakespeare: “L’uomo che non ha alcuna musica dentro di sé, che non si sente commuovere dall’armonia di dolci suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine”.

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