LA MONTAGNA SCOMPENSATA

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Si chiamano “azioni compensative” e sono quelle opere pubbliche, a volte una montagna, che lo Stato “concede” alle comunità locali coinvolte nella costruzione di opere pubbliche dal più grande impatto. E siccome lo Stato (o Benetton?) ha deciso che era urgente e necessaria la terza corsia sull’autostrada tra Firenze e Pistoia, ieri a Roma pare sia stato trovato un accordo proprio anche su questo tipo di “compensazioni” nelle comunità di Prato e Pistoia.

Personalmente sono fra quelli contrari alla terza corsia. Si mangia ulteriore territorio, in un’area piccola già così compromessa, non risolvendo certo il problema del traffico (il tappo vero – tutti lo sanno – sta alla fine, o all’inizio, di quella autostrada: l’entrata, o l’uscita, fiorentina). Costruire una terza corsia in questa autostrada mi pare una soluzione vecchia, antica, polverosa, inutile. Sbaglio di sicuro, ma è ciò che penso.

Fra terza corsia e opere “compensative” una cosa è certa: si è persa una nuova occasione per affrontare la viabilità da e per la montagna pistoiese. Qui è sempre attiva, sul percorso di allora, la strada del granduca Leopoldo. Quello di Lorena. La strada progettata dall’ing. Ximenes quasi 250 anni fa per collegare Firenze con Modena. La strada è sempre quella.

Nessuno ci è mai intervenuto, salvo recenti piccoli allargamenti che non hanno però avvicinato la montagna con la pianura: una montagna sempre meno popolata (di abitanti e, dunque, di elettori) che forse potrebbe trovare vantaggio, in termini di nuove residenze e quindi di vita, da un sensibile miglioramento della viabilità. Esistono, a tale proposito, progetti (peraltro, purtroppo, mai resi esecutivi) e non sono mancati i convegni: rimasti sempre tali. Tutti a dire che mancano i soldi, salvo poi scoprire che i soldi ci sono – eccome – per terze corsie, opere “compensative” e quant’altro.

Salvo scoprire che il modello di sviluppo perseguito – in una singolare alleanza fra chi dovrebbe fare l’interesse pubblico (lo Stato) e chi segue il proprio interesse privato (i signori delle concessioni autostradali) – è sempre quello, miope, che affolla aree già affollate e abbandona quelle interne-montane.

Qui, in montagna, si danno soldi per costruire altri tipi di infrastrutture: secondo molti con impatto stravolgente per il delicato equilibrio ecologico di questi monti, pensati in modo antico per un tipo tradizionale di sviluppo “turistico” in una montagna dove, fra qualche anno, non abiterà più nessuno. Tutti, in coda, sulla quarta corsia nel frattempo costruita perché la terza non bastava già più. E tutti, ogni tanto, in commossa visita “turistica” a quella bella riserva montana, piena di officine dismesse e di musei. Sugli antichi mestieri del bel tempo che fu.

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Autore

Mauro Banchini

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