IL LEGHISTA, DON PAOLO, LA PAROLA, IL MEA CULPA

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Possibile, anche per un segretario leghista, consentire o dissentire sul fatto che un parroco, in una omelia domenicale, attualizzi la Parola ricorrendo a esempi legati alla contemporaneità. Pure comprendendo che qualcuno, sul momento, può restarci male e pur consigliando comunque un uso moderato delle parole, io sono fra quelli che, in genere, consentono: da sempre sono abituato a parroci che questo fanno.

Nell’omelia di ieri, ad esempio, terza domenica d’Avvento, il mio parroco si è riferito alle … “tangenti”: doveva commentare il Vangelo (Luca 3,10-18) con Giovanni Battista impegnato a ricordare, ai “pubblicani” di ieri e di sempre, l’imperativo di non esigere “più di quanto vi è stato fissato”. Il richiamo alle “tangenti”, l’attualizzazione a questa forma di peccato, ci stava tutto. Era opportuno. Utile per meglio capire il Vangelo della domenica.

Contestare un parroco – in questo caso don Paolo Tofani di Agliana, vicino Pistoia – per alcune parole sul senso del presepe e sul fatto che nascendo al giorno d’oggi, in questa Italia della paura, il Bambino sarebbe finito … “morto”, è certo sia possibile che problematico. E’ possibile, sul piano politico, per un politico leghista, esponente dello stesso partito di Salvini impegnato a cercare voti sulla paura: ma è assai problematico per chiunque tenti di porsi (e un praticante questo deve fare) in sintonia con la Parola.

Proprio lo stesso giorno dell’omelia contestata, “Avvenire” aveva la recensione di un film (“Pane dal cielo”) che assai difficilmente, purtroppo, vedremo nelle nostre sale. “Una fiaba perfetta per il Natale, ma non solo, sul valore degli ultimi e sulla purezza di cuore” commenta Angela Calvini.

Racconta di due barboni, Lilli e Annibale. Di notte dormono per strada. In un cassonetto dei rifiuti (sic) trovano un neonato. Bellissimo. Nessun altro, neppure i medici dell’ospedale cui subito lo portano, riesce a vederlo. E non lo vede nessuno in una folla frettolosa, tutti noi, che cerca solo di evitare i due barboni per rinchiudersi in case ovviamente piene di presepi.

Il neonato è visto solo dai due tenerissimi genitori improvvisati e dalla piccola comunità dei “senza dimora”. Gli altri – ciascuno di noi, perfino il Papa – riusciamo a vederlo davvero, quel piccolo Gesù Bambino, solo più tardi. E’ quel “salvatore potente” di cui ieri ci raccontava il profeta Sofonìa.

La notizia di quel film – al leghista locale del partito basato sulla blasfemia di uno spergiuro – evidentemente deve essere sfuggita. Altrimenti, “sbalordito e fortemente amareggiato” avrebbe affidato a un comunicato stampa la sua protesta contro un “film choc che in pieno clima pre-natalizio è davvero fuori luogo”. E avrebbe chiesto, al povero Giovanni Bedeschi, il regista – di fare “immediatamente mea culpa”. Come si permette, il regista, di offendere tutti noi, così pieni di presepi, accusandoci di non vedere un Bambino visto subito, invece, da due poveracci e dai loro compagni? Si vergogni, il regista! Si vergogni, il parroco! Che diamine !!!

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