LE TORTE DI PAOLO COCCHI

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Ricordo bene Paolo Cocchi. Nei tre anni scarsi (agosto 2007 – aprile 2010) che in Regione Toscana è stato assessore con deleghe importanti (cultura, turismo, commercio), nell’agenzia di informazione “Toscana Notizie”, era il mio assessore di riferimento: almeno per quanto lo riguardava come titolare (in Toscana …) della cultura. Gli ero stato assegnato e, da giornalista dell’ufficio stampa, avevo il compito di seguirlo: preparando comunicati sulle sue attività, e su quelle della struttura allora diretta da Ugo Caffaz, partecipando alle riunioni “di staff”, andando a giro con lui per teatri (ricordo bene, a Torre del Lago Puccini, la festa per l’inaugurazione del Gran Teatro), biblioteche, musei (ricordo lo shock di una mattina quando tirò fuori la provocazione – meno sciocca di quanto poi venne fatta passare – dello “sfratto” ipoteticamente dato al Davide di Michelangelo per spostarlo dal centro alla zona dove stava sorgendo il Nuovo Teatro Comunale).

Percorsi molto diversi, fra lui (laurea in psicoanalisi e marxismo, iscritto al pci dal 1976 e poi alla trafila pds-ds-pd) e me (oltretutto di qualche anno più antico). Ma stima, cementata da frequentazioni pressoché quotidiane: quelle durante le quali ci si prendono misure reciproche ed è vietato ingannarsi.

Ricordo bene l’aprile 2010: come politico il Paolo Cocchi di allora era lanciatissimo. Certo sarebbe stato ripresentato alle elezioni imminenti e non gli sarebbero mancati sostegni per un nuovo assessorato nella Giunta che di lì a poco avrebbe formato Enrico Rossi.

Incappò, Cocchi, nella vicenda giudiziaria da cui ieri è stato assolto: accusato di corruzione, reato infamante che non ha retto ed è completamente caduto. Ma ci sono voluti quasi 6 anni: tempo lungo per qualunque cosa, figurarsi per passare quel travaglio essendo accusato come “facilitatore” di traffici non chiari.

Ricordo bene la tristezza di quell’uomo quando, in sala stampa, affrontò, lasciato solo, quei tanti colleghi (che, per inciso, era non facile portare alle conferenze stampa ordinarie ma a quella, di conferenze stampa, giustamente accorsero). Nel frattempo, Cocchi, si è inventato una nuova attività enogastronomica (si diverte pure a fare il pasticcere, a glassare le torte). Non è certo il primo ad aver attraversato questo tipo di esperienza e non sarà l’ultimo. Una carriera politica distrutta, anni che nessuno gli potrà restituire.

Se c’è qualcosa che una Politica con la “p” maiuscola davvero dovrebbe fare, per chi amministra la cosa pubblica e per qualunque cittadino, è riformare la giustizia per quanto riguarda la rapidità (che non deve ovviamente significare superficialità) dei processi. L’Europa ci chiede che in 6 anni ogni tipo di processo concluda i suoi diversi gradi di giudizio: 6 anni per 3 gradi, non 6 anni per un grado solo.

Sostiene, Paolo Cocchi, che oggi non saprebbe più fare politica. Ammette che avrebbe difficoltà, a trovare “compagni di strada” con cui farla. “Il livello delle richieste alla politica si è abbassato – ha detto ieri ai cronisti – la gente chiede favori, vuole evadere le tasse. Se qualcuno fa sul serio, studia, si documenta, non ha successo”. Qualche libro, in effetti, Cocchi lo aveva letto e standogli accanto si capiva, così come si capisce bene che leggere libri, oggi, non è sport troppo praticato da un ceto politico cui bastano aspetto fisico e battutaggine. Forse, caro Cocchi, è meglio continuare con i pasticci delle torte glassate. O forse no. Chi lo sa?

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