QUEL DESIDERIO DEL DESIDERI

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E’ più sul Tibet (anzi: su alcune esplorazioni italiane in Tibet) che su Ippolito Desideri la mostra inaugurata ieri a Pistoia in Palazzo Sozzifanti (qui un tempo la Cassa di Risparmio aveva il suo Monte dei Pegni) e tanto attesa come grande evento finale nell’anno della cultura. Si intitola, infatti, “La rivelazione del Tibet” e solo più sotto, nel sommario, porta il nome del gesuita pistoiese seguito da quello che poi, in definitiva, è il vero oggetto dell’esposizione (“L’esplorazione scientifica italiana nelle terre più vicine al cielo”).

A parte una sala che indica il lungo (durato 4 anni) e affascinante (questo si intuisce) percorso del Desideri fra Pistoia/Roma e il Tibet nel 1712, di sale che illustrino il missionario venuto così a contatto con la cultura buddista (e definito dall’attuale Dalai Lamaautentico pioniere” nel dialogo interreligioso) non ce ne sono praticamente altre: tutto prosegue, e si conclude, con cenni sui viaggi successivi in Tibet di altri esploratori e ricercatori italiani, fra l’Otto e il Novecento; con un video sul Tibet attuale; con un altro video (Istituto Luce) su una spedizione italiana negli anni Trenta; e con una (interessante) serie di dipinti tibetani su stoffa.

Per sapere qualcosa in più attorno a Ippolito Desideri, missionario gesuita (1684-1733), bisognerà aspettare gli atti di un convegno internazionale di studi (“Valore umano, religioso e scientifico della grande impresa del missionario pistoiese a tre secoli di distanza”) che si è svolto nel fine settimana.

Tornando alla mostra, che comunque non è tempo perso vedere, forse qualcosa in più ci si poteva aspettare. Specie su Ippolito Desideri.

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Autore

Mauro Banchini

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