IN MORTE DI ENRICO

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Ho saputo della morte di Enrico Tordazzi. Una morte che, visto il dato anagrafico, forse ci si poteva attendere ma che non può non colpire in considerazione dello stato di ben-essere dimostrato da Enrico almeno fino a poche settimane fa.

Era normale incontrarlo, ogni giorno, impegnato in una delle sue proverbiali camminate, specie lungo la strada per Macereti. Ed era normale, almeno per gente come me, finire per parlarci di una passione comune: passione per la Politica, per la “città”, per il paese (San Marcello, naturalmente).

C’era sempre qualcosa da imparare ascoltando le sue riflessioni frutto di esperienza e cultura, di passione e buone letture. Fu piacevole ricevere lo scritto in cui volle racchiudere alcune sue vicende. Bella la dedica che volle regalarmi. Bello, anche alla vigilia dell’ultimo Natale, scambiarci gli auguri sotto la loggia della Baccarini finendo ancora una volta per concordare (cosa non scontata tanti anni fa quando si baccagliava insieme, talvolta contro, sui banchi del Consiglio Comunale) attorno a certi sviluppi, locali e nazionali della politica.

Sincere le sue appartenenze, di partito e di loggia. Sincero il suo amore per la famiglia. Coerente la vis polemica dimostrata, fin da ultimo, per il triste destino dei servizi ospedalieri nella nostra Montagna.
Ciao, amico mio: antico socialista o, se preferisci, socialista antico.

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