IMMAGINE: L’IMPORTANZA DI CAPIRE

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Homo videns, titolava Giovanni Sartori per riflettere su qualcosa di sempre più attuale: la centralità dell’immagine. E come tutto ciò ci cambia.

Talvolta, di domenica, durante la predica, anche la migliore, mi trovo a pensare cosa accadrebbe se alla parola unissimo una immagine di sintesi, da proiettare sotto l’ambone.

Dare per scontato che il nostro cervello, oggi condizionato da fotogrammi incalzanti, funzioni come molti fra noi lo hanno conosciuto (dunque attraverso parola, ragionamento, lentezza) forse scontato non è: affiancare le parole con un fermo immagine forse non è così errato. O forse si. Chissà.

Ci pensavo leggendo il messaggio di Francesco per la giornata 2018 delle comunicazioni sociali (“Educare alla verità significa educare a discernere … per non trovarci privi di bene, “abboccando” a ogni tentazione”). Ma ci pensavo anche in un convegno, su iniziativa di Regione Toscana.

La nuova legge sul cinema destina una certa cifra (almeno il 3% del Fondo per il cinema e l’audiovisivo. Si parla, come inizio, di una dozzina di milioni) anche per iniziative di “alfabetizzazione” alle immagini. Sta per uscire il bando e Regione Toscana ha magnificato un suo strumento (Lanterne Magiche) che forma docenti e li manda nelle scuole per educare, appunto, alle sfide della “immagine”.

Centrale, in tutto questo, il vecchio “cinema” anche per quanto riguarda la fruizione; una fruizione che i giovani hanno bisogno di imparare nella dimensione comunitaria: dunque nella sala, non solo attraverso la “comodità” individuale e solitaria dello smartphone.

Al convegno c’erano anche rappresentanti di ACEC e ANCCI, due realtà che seguono sale di comunità e circoli del cinema. Associazioni – impegnate da sempre, come del resto anche altre sempre in area cattolica, nella educazione all’immagine – citate nella legge sul cinema: presenti non solo nelle città ma anche in periferia.

Così come, direi per definizione, nelle “periferie” anche toscane sono presenti altre realtà (iniziando proprio da parrocchie e movimenti) che molto potrebbero ottenere da seri percorsi di educazione a un uso sapiente e critico delle immagini e dunque del cinema. Con l’obiettivo di educare: cristiani sempre più adulti, ma anche cittadini sempre più consapevoli; due dimensioni, certo separate, da non vedere però come contrastanti.

E sarebbe utile se, in omaggio a una sussidiarietà non solo proclamata ma anche praticata, le istituzioni pubbliche puntassero a coinvolgere iniziative, certo qualificate, provenienti dal basso.

Pure qui ci aiuta il, laicissimo, messaggio di Francesco: su fake news, spesso basate proprio sulla forza di immagini “false ma verosimili, capziose e abili nel catturare l’attenzione facendo leva su stereotipi e pregiudizi, sfruttando emozioni facili e immediate quali l’ansia, il disprezzo, la rabbia e la frustrazione”.

Immaginare di usare le immagini per non essere usati dalle immagini. Programma intrigante, fattibile, utile. (pubblicato su Toscana Oggi 11 febbraio 2018)

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