GIORNALISMO: STORIE DI MERLI. E CAPRONI.

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Non riesco a capire come a Francesco Merlo, importante firma di un giornalismo sempre portato a puntare diti moraleggianti contro gli altri, sia stato tecnicamente possibile aver ottenuto in Rai – essendo lui ormai un ricco pensionato – una ricca consulenza (240 mila euro annui) per aiutare un direttore generale messo nell’azienda per “rottamare” e dunque migliorare il servizio pubblico radiotelevisivo (per i giornalisti normali che sono in pensione esistono giuste regole, su compensi e consulenze, che evidentemente non si applicano su altri colleghi più fortunati).
Buon per lui (Merlo, intendo) che in ogni caso ci sta però facendo la figura del moralista ipocrita. Notevole, su questo aspetto, l’editoriale su “Il Fatto” di un altro re del giornalismo “morale”: Marco Travaglio. Se la prende con “il Merlo parastatale“. Tutto da leggere.
Di Francesco Merlo, e del suo dito moraleggiante in questo caso puntato su un soggetto debole, conservo un ricordo preciso: era l’estate 2005 e al vescovo di Pistoia, Simone Scatizzi, venne in mente un’idea su cui si possono ancora adesso avere pareri assai discordi: intervenire sulle questioni gay e farlo con parole che lo fecero subito prendere per i fondelli, in tutta Italia, da chi sulla questione era assai più politicamente corretto.
Chi, come me, conosceva le aperture ecclesiali, sociali (e anche politiche) di quell’anziano vescovo e lo spessore della sua persona, rimase colpito da quella uscita estiva: forse gli sarebbe bastato evitare l’uso di qualche aggettivo (“virile”, ad esempio) o esplicitare meglio la complessità, davvero controcorrente e non banale, del suo ragionamento … Ma andò così e sul povero Scatizzi si coalizzarono, almeno per una lunga settimana, potenti sfottò. Fra questi un pezzo di Francesco Merlo, cui non manca efficacia polemica: una fortissima presa per i fondelli – su “La Repubblica” – del vescovo Simone conclusa così: “Dicono che dopo le lucciole stiano scomparendo anche le farfalle. In compenso, ci stiamo ripopolando di caproni“.
Adesso che ad essere preso per i fondelli (e non per una opinione, magari maldestramente espressa, ma solo per una banale e prosaica questione di portafoglio) è lo stesso Merlo, non dirò che sono contento però, diciamolo pure, ne … prendo atto.

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