LA FORZA DI BARTALI (QUELLO DEL TOUR)

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Essi sì sono liberi, ma sempre malvisti perché considerati stranieri”. Devo a un bel servizio di Mauro Bonciani, oggi domenica sul “Corriere Fiorentino”, una frase che Gino Bartali, impegnato 70 anni fa nel Tour de France, scriveva alla moglie Adriana.

Raccontava, Gino, l’orgoglio dei tanti italiani che, emigrati, lavoravano in Francia, e si accalcavano a bordo strada per vedere lui, il campione che avrebbe poi vinto quel Tour. “Quanti – scriveva – farebbero forse anche a piedi queste tappe così dure pur di guadagnare anche una centesima parte di quello che guadagno io?”. (Guadagni, allora, peraltro onesti. Non certo paragonabili alle follie di un oggi che lo sport fa soprattutto i conti con sponsor, mercato, Borsa).

A correre bene in bicicletta, allora come ora, ci sono “tanti pericoli”, aggiungeva proseguendo con una domanda. “Ma forse non ci sono tanti altri esseri umani, disgraziati tutti i giorni, che non sono corridori e che mancano come me da casa per gli stessi giorni e hanno tutti una casa, figli e famiglia?”.

Nel giorno di una fra le tappe più attese nel Tour 2018 (quella che arriva a Roubaix, con tanti km in pavè) e nel giorno della finale ai Mondiali di calcio in Russia, non fa certo male un’altra frase di Bartali che, vincendo la tappa del 15 luglio 1948 e il giorno dopo conquistando la maglia gialla per poi portarla a Parigi, in qualche modo “salvò” un’Italia turbata dall’attentato a Togliatti. “Vorrei tu potessi vedere quello che è e che può essere questa corsa, la manifestazione stessa di questi italiani all’estero piangere per la gioia di vedermi vincere, sia pure una tappa”.

Parole che colpiscono, specie nei giorni in cui alla “paura” dello straniero si appella, in Italia, e conquista consenso nientemeno che il ministro degli Interni in un’Europa che allora stava nascendo piena di idealità e che oggi sta per scomparire uccisa, appunto, da egoismi e paure.

Non è certo un caso la chiusa di questa toccante lettera inviata da Bartali alla moglie il 7 luglio 1948. “Io ho nel cuore il pensiero sempre a Santa Teresina ed essa, con le preghiere alla Nostra Madre Santissima, mi raccomanda e mi dà, come vedi, la forza necessaria per credere alla sua protezione”.

Forza di altri tempi? Parole di altri tempi? Ma è oggi che noi dobbiamo vivere: può dunque essere che quelle  parole, lontane, possano risultare utili anche per contrastare quelle paure..

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