FUNERALI

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Anni che passano, amici che se ne vanno, funerali che si moltiplicano, ricordi che emergono. Tutto normale, di una normalità che si ripete da millenni puntuale come la morte.

In pochi giorni racchiudo ricordi di tre amici con cui, da colleghi, per un certo tratto di vita abbiamo condiviso la passione per un impegno comune: il ruolo dei giornalisti negli uffici stampa degli enti pubblici (un ruolo che vedevamo non da “schiavi” dei politici di turno bensì da servitori dello Stato e, dunque, dei cittadini. Giornalisti da servizio pubblico, dicevamo fra noi).

L’ultimo a essersene andato è stato Giuseppe Bicci. “Beppe” come lo si chiamava tutti. Ieri, nella chiesa pratese di Maliseti, mentre ascoltavo la sincera omelia di don Santino e osservavo la bara con sopra, ripiegata, la bandiera rossa dell’ANPI, sono tornati ricordi. Di anni lontani.

Era, Beppe, un “compagno”. Per una singolare vicenda familiare, lui, nato nel 1943, venne ufficialmente riconosciuto come “partigiano”: forse il più giovane partigiano d’Italia essendo rimasto coinvolto – se bene ricordo il suo racconto – in una azione armata mentre, piccolo piccolo, stava in braccio a suo padre. Con lui siamo stati insieme in quel singolare organismo che è l’Ordine professionale. E di lui ho sempre apprezzato passione, cultura, dirittura.

Il suo funerale segue di una cinquantina di giorni l’addio che in diversi abbiamo dato a Dario Rossi: pure lui impegnato nella professione con incarichi e passioni sia ordinistiche che sindacali. E fra pochi giorni saranno passati 6 anni dal funerale di Giacomo Di Iasio pure lui amico e collega in tanti impegni, speranze, forse illusioni. Pensavamo (figurarsi) a un giornalismo che pure stando dentro i Palazzi voleva pretendere di essere tale, non strumento di propaganda.

Giacomo e Dario sono stati fatti fuori dalla crudeltà di un tumore. Un “fiore in bocca” di quelli che proprio non perdonano. Il vecchio Beppe (che vecchio, in realtà, proprio non era visto che se n’è andato a 74 anni) ha dovuto fare i conti con altri tipi di male. Compagni di lavoro e di passioni, tutti e tre, con cui mi sono trovato bene anche se, in teoria, i nostri valori potevano dare l’impressione di essere diversi. Ma forse è proprio per questo che, insieme, ci si trovava bene.

Anni che passano, amici che se ne vanno, funerali che si moltiplicano, ricordi che emergono.Tutto normale: la “notizia”, qui, non c’è.

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Autore

Mauro Banchini

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