TRASPARENZA E SMALTO PERDUTO

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Se c’è un ambito che può servire, al presidente Renzi ma anche ai suoi sostenitori (mi riferisco a quelli – e ce ne sono – sinceri. Non alla corte dei laudatores) per riflettere su un certo smalto perduto, è quello sul facile accesso ai dati di una pubblica amministrazione in linea con gli obblighi della trasparenza.

Il Renzi prima maniera, quello che sulle macerie altrui si costruiva una forte immagine di innovatore,  questo ambito lo avrebbe cavalcato alla grande. In effetti ciò avvenne. Per qualcuno, che già lo conosceva o che comunque provava dubbi, era solo uno dei tanti trucchi: ma questo è un discorso altro.

Da qualche mese, con Renzi uomo di grande e incontrastato potere, è uscito il testo iniziale del decreto che mira a introdurre anche in Italia i principi del Freedom of Information Act (FOIA). Una delusione, secondo tutti quelli che seriamente si occupano di questioni così essenziali per ridisegnare un rapporto nuovo fra cittadini e potere. Una presa per i fondelli: non tanto per il numero elevato di eccezioni al libero accesso ma soprattutto per l’incredibile principio del “silenzio-rigetto”.

Se un cittadino presenta domanda per conoscere un certo dato, burocrazia e politica interessate a non fornire quel dato avrebbero un’arma facile: lasciar passare trenta giorni in modo da essere poi legittimati, e senza sanzione, nel non fornire quel dato. Una presa in giro totale su cui non mancano rilievi critici di un certo peso (ieri, ad esempio, un fondo di Ferruccio De Bortoli sul Corsera e uno sfottò di Maurizio Crozza). Non mancano critiche istituzionali (parere del Consiglio di Stato). Non mancano petizioni on line.

Davvero, in questa fase di attesa per il provvedimento definitivo, anche i sostenitori sinceri di Renzi (anche nel partito o in ciò che ne resta) potrebbero trovare i modi per far presente al grande capo che il testo finale del FOIA made in Italy dovrebbe poter risultare altra cosa. Anche nell’interesse dello stesso loro capo, che poi è il presidente del Consiglio dei ministri, a ritrovare quello smalto riformatore oggi evidentemente appannato.

A parte il “pregiudizio” dei soliti “gufi” (animali, peraltro, capaci di vedere nel buio ciò che gli altri non vedono): lo smalto iniziale, la “promessite” del rottamatore bravo con le parole, era il vecchio trucco per avvicinarsi più in fretta a un potere destinato per sempre a restare opaco. Anche con le nuove forme di un antico populismo.

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