IL FANTASMA DEL BILANCIO

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Sono proprio ingenuo. Dopo una vita passata nelle istituzioni e avendo sempre pensato che queste sono una cosa seria (da rispettare in tutto, partendo da forme che così spesso sono sostanza), riesco ancora a restare “sconcertato” davanti al fantasma della manovra: il continuo slittamento nella presentazione, al Parlamento, delle norme sul Bilancio dello Stato 2017.

Qualche data: convocato venerdì 14 ottobre (con un unico punto all’odg: ddl su “Bilancio dello Stato per anno finanziario 2017 e biennio 2017-19”) il Consiglio dei ministri si riunisce sabato 15. In pochi minuti (sic) approva un ddl di evidente complessità e, presumibilmente, con non pochi allegati. Sul sito istituzionale escono odg, comunicato stampa e le famose slides che servono al presidente Renzi per la conferenza stampa. Tutto qui: nulla in più, figurarsi il testo buono (che poi, in effetti, è l’unica cosa seria per capire davvero, spot a parte, cosa c’è nella manovra).

Il governo ha tempo fino al giovedì successivo (20 ottobre) per presentare il testo completo (o i testi) con gli allegati, al Parlamento, previo firma del Colle. Ma ha tempi ancora più stretti per presentare una qualche documentazione in Europa. Qualcosa, a Bruxelles, viene in effetti presentato (e il dibattito è aperto) ma non certo il testo vero della manovra (il ddl cui – si apprende via via – è stato aggiunto anche un dl inizialmente non previsto nell’odg). Passano i giorni, si arriva al 20 ottobre: ma il Governo non ha pronto nulla. Chiede una proroga. Media servizievoli – che, in genere, si guardano bene dal commentare questa, come minimo, anomalia – informano che la presentazione arriverà “fra sabato 22 e lunedì 24 ottobre”. Ma sabato, i soliti media informano che ciò avverrà “i primi giorni della prossima settimana”.

Prima o poi la presentazione ufficiale avverrà davvero e, finalmente, potremo capire sul serio cosa c’è (e cosa non c’è) in una manovra su cui, da una settimana i media si esercitano a informarci non è ben chiaro da quale fonte. non essendoci alcun testo.

Continuo a intestardirmi su questa vicenda – che non è certo la prima della serie e che conferma uno stile di comando per me inaccettabile sul piano istituzionale – perché la trovo:

1)- lesiva della dignità del presidente della Repubblica e del Parlamento;

2)- lesiva della dignità dei singoli ministri (cosa diavolo hanno approvato, sabato 15 ottobre, a partire dal ministro Padoan? Davvero solo slides? Sono, oggi, le slides una fonte del diritto? In quale Esecutivo, in quale Giunta comunale o Giunta regionale, di questa incredibile Italia, un assessore accetterebbe di votare una delega in bianco su provvedimenti di bilancio? Ma … scherziamo ?!?);

3)- lesiva del diritto di noi cittadini di essere informati in modo corretto su atti di questa importanza (e non presi in giro, come sta avvenendo da giorni, con una informazione costretta ad arrabattarsi su contenuti inesistenti, su annunci mutevoli, su spot ingannevoli).

Non sarebbe infine il caso – lo dico anche da piccolo giornalista di provincia – se davanti a episodi ormai ripetuti di questo genere, il sistema dei media (organi di partito a parte) rinunciasse a entrare in dettagli basati solo sull’ingannevole “effetto annuncio” e si dedicasse ad altro, in attesa dei testi veri, evitando così il pericolo di essere ormai solo una “buca delle lettere” dove il potere, in questo caso il governo, inserisce a suo piacere le missive che più gli comodano per la sua mera propaganda? Il giornalismo non dovrebbe far risiedere la sua autorevolezza proprio, e solo, nell’essere “cane da guardia” della democrazia? Roba buona solo per i nobili convegni e per i corsi formativi sulla deontologia?

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Autore

Mauro Banchini

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