A CHIARA, ANNI 11, SUL FASCISMO DI IERI E DI OGGI

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Chiara, mia nipotina, di anni sta per compierne appena 11 e dunque il volume che le voglio regalare ha un titolo (“Lettere a una dodicenne sul fascismo di ieri e di oggi”) improprio per difetto. Ma la conosco, Chiara, e so che è pronta per leggerlo questo volume di Daniele Aristarco (Einaudi Ragazzi, 2019) scritto da un ex insegnante di scuola media e indirizzato a “Giulia”.

Giulia: una ragazzina delle Medie inferiori quel giorno – quando l’autore in quella scuola doveva parlare di Shakespeare – assente: però sul suo banco in legno qualcuno (lei? altri in passato?) aveva intagliato un grande “DVX” su cui Aristarco, deviando dal grande William, decide di instaurare un dibattito con i ragazzi. Chiede se qualcuno è a conoscenza di ciò che voglia dire quel “DVX” e alla prima risposta utile, dopo molti e imbarazzati silenzi, decide, appunto, di scrivere una lettera a “Giulia” poi trasformata in questo libro (per la cronaca: l’unica risposta arrivata fu “papere” per via di quel duck – in inglese papera – che mettendoci una “esse” somigliava, foneticamente, al “DVX”).

So che Chiara, che aspetta i nonni al mantenimento della promessa di portarla a Sant’Anna di Stazzema, sarà in grado di leggerlo fino in fondo il libro di Aristarco sul fascismo. Libro che ho comprato oggi anche in base a due vicende che mi sono, per motivi opposti, vicine.

La prima. Sabato 23 marzo, “Forza Nuova” organizzerà a Prato una manifestazione pubblica: un corteo, una sorta di “marcia”, per celebrare il primo centenario esatto (23 marzo 1919) dalla nascita dei “Fasci di combattimento”. C’è da augurarsi (io, almeno, me lo auguro) che a Prato venga risparmiata la sorte di ospitare una “marcia” del genere. Bene ha fatto il sindaco a segnalare la vicenda al Prefetto. E bene ha fatto un parlamentare ad anticipare una interrogazione al Governo.

Siamo in presenza di una chiara provocazione, di stampo fascistico, che anche un governo di destra come quello rappresentato al Viminale da uno come Salvini, dovrebbe poter leggere. Al “rosso” del dragone cinese (il nemico scelto da “Forza Nuova” nella realtà pratese), gli organizzatori mettono a contrasto il “nero” delle loro bandiere. Vedremo se Salvini giudicherà compatibile, con la legge Scelba e con la Costituzione, la provocazione dei neri di Roberto Fiore in una città dove fra poco si vota per il Comune. E dove quel tipo di destra forse si augura proprio di passare da vittima, contando sul fatto che ormai in molti neppure più sanno che quel “DVX” lì ci portò, con il suo fascismo, al massacro. Dopo averci tolto le libertà.

La seconda vicenda. Proprio oggi ho partecipato, a Firenze, ad un incontro (“La Resistenza settantacinque anni dopo tra storia e sfide globali”) voluto da ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) adesso presieduta da Giuseppe Matulli. Un bel convegno (relazione storica da Alfredo Canavero e giuridica da Ugo De Siervo) per vivere la complessità del presente in base a chi, cristiano, allora seppe fare la scelta giusta imbracciando un’arma o scegliendo la non violenza.

L’analisi di Matulli – attraversando le varie fasi storiche del lungo dopoguerra, dalla Costituente al governo populista, da gente come Aldo Moro e Piero Calamandrei a gente come Matteo Salvini e Danilo Toninelli – ha avuto il pregio di far riflettere sul significato nuovo, attuale, che l’associazione fondata da Enrico Mattei oggi può avere. Con la necessità di riscoprire il gusto della “ribellione”.

Quel gusto che Teresio Olivelli, beato per la Chiesa Cattolica, ha così bene trascritto nella preghiera del partigiano. “Contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa … dà a noi, Signore, la forza della ribellione”.

Giusto regalarglielo, quel libro, a Chiara. Anche per raccontarle di quel prete milanese, mons. Giovanni Barbareschi, che sotto il fascismo seppe scegliere la parte giusta: si fece resistente. E in un’ormai lontana intervista, che oggi ha aperto il convegno, ricordava in modo provocatorio come “il primo atto di fede di noi credenti non sta in Dio ma nella nostra capacità di essere persone libere“.

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